Declino dell’Occidente e diversità: il pensiero di Claudio Sottocornola tra filosofia e attualità

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12/03/2026, ore 03:57

Il filosofo Claudio Sottocornola torna al centro del dibattito culturale con la pubblicazione di un nuovo saggio e con un intervento destinato a far discutere su uno dei casi più controversi dell’attualità italiana. Da un lato il libro appena uscito, dall’altro la presa di posizione sulla cosiddetta “famiglia del bosco”. Due momenti diversi che tuttavia si inseriscono nello stesso orizzonte critico, quello di una riflessione sul declino antropologico dell’Occidente e sulla difficoltà contemporanea di accettare la diversità.
Il nuovo volume, intitolato Quella voglia di vivere che non c’è più. Emergere dal disincanto postmoderno, pubblicato da Oltre Edizioni, raccoglie quindici brevi saggi dedicati alla crisi culturale e spirituale della società contemporanea. Il percorso proposto dall’autore attraversa ambiti molto diversi, dall’ecologia alla pedagogia, dall’estetica alla spiritualità, fino alle prospettive inquietanti aperte dalla rivoluzione tecnologico-digitale e alle derive emotive che caratterizzano il dibattito pubblico.
Al centro della riflessione vi è una critica radicale a ciò che Sottocornola definisce l’eccesso di approccio scientifico-tecnico che ha finito per invadere anche le discipline umanistiche, svuotandone la dimensione sapienziale. A questa impostazione egli contrappone quella che chiama “intelligenza poetica”, capace di riconoscere nella letteratura, nell’arte e persino nella musica – da Vasco Rossi a Franco Battiato – una via privilegiata per comprendere l’esperienza umana.
Il titolo stesso del libro richiama, non a caso, il celebre brano Liberi… liberi di Vasco Rossi e allude a una diffusa perdita del gusto di vivere che l’autore interpreta come sintomo del destino storico dell’Occidente. Secondo Sottocornola, nella società contemporanea si manifesta un crescente disorientamento collettivo alimentato da diversi fattori. La dissoluzione di prospettive condivise, l’inasprimento del clima sociale, la crisi della politica e la desertificazione dei territori si accompagnano alla progressiva perdita di significato della dimensione spirituale e a ritmi di vita sempre più disumanizzanti.
Eppure il filosofo non propone una lettura fatalistica del declino. Al contrario, sostiene che anche nelle epoche di crisi è possibile esercitare una forma di libertà creativa capace di generare valore. La risposta alla disumanizzazione – scrive – nasce da una rinnovata attenzione all’hic et nunc dell’esistenza, alla capacità di riscoprire gesti semplici ma fondamentali. Contemplare un paesaggio, dedicare tempo a una conversazione, leggere un libro o visitare una mostra diventano così atti di resistenza quotidiana contro la riduzione dell’uomo a semplice produttore o consumatore.
La stessa prospettiva critica emerge nell’intervento con cui Sottocornola ha deciso di sostenere pubblicamente la petizione Salviamo la famiglia che vive nel bosco, relativa alla vicenda giudiziaria che coinvolge la coppia anglo-australiana formata da Catherine Birmingham e Nathan Trevallion. Secondo il filosofo, la richiesta di allontanamento dei figli dal nucleo famigliare rappresenterebbe “il più triste segnale dell’inadeguatezza etico-culturale che attraversa alcune funzioni apicali dell’intellighenzia occidentale”.
Nella sua analisi il caso assume un valore simbolico più ampio. La scelta di una vita neo-rurale, basata su un modello educativo alternativo e su un rapporto diretto con la natura, sarebbe stata interpretata dalle istituzioni come un’anomalia da correggere piuttosto che come una legittima espressione di pluralismo culturale.
Sottocornola individua in questa vicenda un antico meccanismo di rifiuto della diversità, che nella storia ha assunto forme diverse. Dalla persecuzione delle streghe alla repressione delle minoranze culturali o religiose, fino alle politiche di assimilazione forzata praticate in epoche più recenti, il filosofo vede riemergere la stessa logica ideologica che tende a criminalizzare ciò che esce dagli schemi dominanti.
Nel caso specifico, sostiene, il conflitto non riguarderebbe tanto la tutela dei minori quanto lo scontro tra due modelli culturali incompatibili. Da un lato un approccio educativo improntato a valori olistici e spirituali, dall’altro un sistema amministrativo che privilegia criteri di controllo sociale e di omologazione.
In questa prospettiva la vicenda diventa, per Sottocornola, un sintomo del più ampio impoverimento culturale delle società occidentali, in cui la perdita di un orizzonte condiviso di valori avrebbe lasciato spazio a una gestione puramente burocratica delle relazioni umane.
Tra filosofia e commento civile, il pensiero dell’autore torna così a interrogare le contraddizioni del presente. Il declino dell’Occidente, sostiene, non consiste soltanto nella crisi delle istituzioni o dell’economia, ma soprattutto nell’indebolimento della capacità di riconoscere la dignità e la singolarità dell’esperienza umana. Ed è proprio in questa tensione, tra omologazione e libertà, che si gioca – oggi come ieri – il destino culturale della nostra civiltà.
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