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La prefazione a un libro importante
LA VOCE DI FIUME di mercoledì 15 aprile 2020


di Diego Zandel
Credo che nel libro “In America non voglio andar”, sottotitolo “Storia di un’esule fiumana” di Mirella Zocovich Tainer, uscito nella collana “Letture del mondo” da me diretta per la Oltre Edizioni, molti esuli, e più in generale molti migranti, ritroveranno i sentimenti che questa donna, pressoché novantenne (gli 88 li compirà nell’ottobre di quest’anno), ha espresso con grandissima capacità rievocativa: sentimenti di nostalgia per la città perduta, Fiume, di vuoto per le perdite delle persone care, a cominciare dall’amatissimo marito, con il gusto di ricordare dettagli che danno il senso intero di un’epoca, di un momento, di un rapporto anche con i luoghi, che possono essere una spiaggia, o una casa, o un panorama, o anche una visita al cimitero, di fronte a una tomba particolarmente significativa. Può essere anche, in questa società sempre più virtuale, il rapporto all’interno di un gruppo di Facebook al quale Mirella partecipa così impegnando - da Deerfield Illinois USA, dintorni di Chicago, dove vive dal 1962 - il tempo a comunicare con gli amici lontani, esuli in altre parti del mondo, in Australia come in Italia come a Fiume, quei pochi purtroppo italiani, fiumani “patochi”, come si dice in dialetto per dire di discendenza autoctona, che sono rimasti in città, ma tutti ormai affratellati, senza più quelle distanze che il regime di Tito aveva innalzato, temendo nei profughi chissà quali rigurgiti di irredentismo. Lo scrive Mirella: è come se tutti loro sedessero qui, a chiacchierare, in salotto con me.


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LA VOCE DI FIUME - mercoledì 15 aprile 2020


di Diego Zandel
Credo che nel libro “In America non voglio andar”, sottotitolo “Storia di un’esule fiumana” di Mirella Zocovich Tainer, uscito nella collana “Letture del mondo” da me diretta per la Oltre Edizioni, molti esuli, e più in generale molti migranti, ritroveranno i sentimenti che questa donna, pressoché novantenne (gli 88 li compirà nell’ottobre di quest’anno), ha espresso con grandissima capacità rievocativa: sentimenti di nostalgia per la città perduta, Fiume, di vuoto per le perdite delle persone care, a cominciare dall’amatissimo marito, con il gusto di ricordare dettagli che danno il senso intero di un’epoca, di un momento, di un rapporto anche con i luoghi, che possono essere una spiaggia, o una casa, o un panorama, o anche una visita al cimitero, di fronte a una tomba particolarmente significativa. Può essere anche, in questa società sempre più virtuale, il rapporto all’interno di un gruppo di Facebook al quale Mirella partecipa così impegnando - da Deerfield Illinois USA, dintorni di Chicago, dove vive dal 1962 - il tempo a comunicare con gli amici lontani, esuli in altre parti del mondo, in Australia come in Italia come a Fiume, quei pochi purtroppo italiani, fiumani “patochi”, come si dice in dialetto per dire di discendenza autoctona, che sono rimasti in città, ma tutti ormai affratellati, senza più quelle distanze che il regime di Tito aveva innalzato, temendo nei profughi chissà quali rigurgiti di irredentismo. Lo scrive Mirella: è come se tutti loro sedessero qui, a chiacchierare, in salotto con me.


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