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Recensione: “Cinquantadue” di Beppe Mecconi, Topffer
LA BOTTEGA DEI LIBRI di mercoledì 4 febbraio 2026
Cinquantadue sono le settimane in un anno. Cinquantadue sono i rapidi racconti selezionati da varie pubblicazioni e abbinati ad altrettanti dipinti e disegni, virati in bianco e nero per non distrarre. In questo mondo verboso all'eccesso, ridondante in tutti i campi, nella scrittura, nella pittura, nel teatro, nella vita ecco finalmente un poco di sintesi planare con leggerezza su temi del nostro tempo, sul sociale, sull'amore, sull'introspezione. Con leggerezza, che non è superficialità, perché il racconto è questo: essenzialità, insegna a togliere. Il racconto è zen

di Maura

“Cinquantadue” di Beppe Mecconi, edito Topffer, è una raccolta di brevi racconti che l’autore ha scritto in momenti differenti, di questi solo tre non erano mai stati pubblicati.

Ognuno dei racconti è accompagnato dall’immagine di un’opera pittorica sempre di Beppe Mecconi, volutamente riprodotte in bianco e nero per far si che non “distragga” il lettore. I racconti sono molto brevi e, all’apparenza, non collegati tra loro. Scritti in periodi differenti percorrono aspetti diversi della vita dell’autore, i rapporti con i suoi coetanei e con gli abitanti dalla costa dei Poeti.

“Avevo 12 anni, compiuti da poco più di un mese; era primavera, una di quelle belle primavere calde ed esageratamente profumate che sbocciavano dopo gli inverni di parecchi anni fa, quando il freddo arrivava davvero e i panni stesi nella notte si trasformavano a qualcosa di simile a stoccafissi secchi…”Cinquantadue di Beppe Mecconi

Altri racconti sono spaccati di vita raccontata dalla madre o dalla zia. Alcuni invece sono riflessioni su avvenimenti che hanno segnato, e ancora lo fanno, la vita di tutti noi.

Secondo il mio parere, la scrittura in “Cinquantadue” di Beppe Mecconi è il filo conduttore della raccolta, nonostante i brani siano differenti per i temi trattati e siano nati in tempi diversi. Mecconi usa un linguaggio semplice, che arriva dritto al punto che vuole evidenziare, anche per il fatto che i racconti sono brevi, zono zen, come lui stesso li definisce in quarta di copertina.

Devo ammettere di non essere un’amante delle raccolte di racconti. La mia lettura preferita è quella dei romanzi autoconclusivi. Ammetto che “Cinquantadue” è riuscito a tenermi attaccata alle pagine per leggere cosa l’autore aveva inventato nel racconto successivo.

Interessante l’idea di abbinare cinquantadue immagini di opere dell’autore a ogni racconto. In alcuni casi il legame tra immagine e racconto è evidente a prima vista, in altri ho dovuto arrivare alla fine della lettura per tornare alla pittura e capirne il significato profondo.

Vi piace l’idea di comparare due opere differenti per apprezzare meglio il significato di entrambe?



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LA BOTTEGA DEI LIBRI - mercoledì 4 febbraio 2026
Cinquantadue sono le settimane in un anno. Cinquantadue sono i rapidi racconti selezionati da varie pubblicazioni e abbinati ad altrettanti dipinti e disegni, virati in bianco e nero per non distrarre. In questo mondo verboso all'eccesso, ridondante in tutti i campi, nella scrittura, nella pittura, nel teatro, nella vita ecco finalmente un poco di sintesi planare con leggerezza su temi del nostro tempo, sul sociale, sull'amore, sull'introspezione. Con leggerezza, che non è superficialità, perché il racconto è questo: essenzialità, insegna a togliere. Il racconto è zen

di Maura

“Cinquantadue” di Beppe Mecconi, edito Topffer, è una raccolta di brevi racconti che l’autore ha scritto in momenti differenti, di questi solo tre non erano mai stati pubblicati.

Ognuno dei racconti è accompagnato dall’immagine di un’opera pittorica sempre di Beppe Mecconi, volutamente riprodotte in bianco e nero per far si che non “distragga” il lettore. I racconti sono molto brevi e, all’apparenza, non collegati tra loro. Scritti in periodi differenti percorrono aspetti diversi della vita dell’autore, i rapporti con i suoi coetanei e con gli abitanti dalla costa dei Poeti.

“Avevo 12 anni, compiuti da poco più di un mese; era primavera, una di quelle belle primavere calde ed esageratamente profumate che sbocciavano dopo gli inverni di parecchi anni fa, quando il freddo arrivava davvero e i panni stesi nella notte si trasformavano a qualcosa di simile a stoccafissi secchi…”Cinquantadue di Beppe Mecconi

Altri racconti sono spaccati di vita raccontata dalla madre o dalla zia. Alcuni invece sono riflessioni su avvenimenti che hanno segnato, e ancora lo fanno, la vita di tutti noi.

Secondo il mio parere, la scrittura in “Cinquantadue” di Beppe Mecconi è il filo conduttore della raccolta, nonostante i brani siano differenti per i temi trattati e siano nati in tempi diversi. Mecconi usa un linguaggio semplice, che arriva dritto al punto che vuole evidenziare, anche per il fatto che i racconti sono brevi, zono zen, come lui stesso li definisce in quarta di copertina.

Devo ammettere di non essere un’amante delle raccolte di racconti. La mia lettura preferita è quella dei romanzi autoconclusivi. Ammetto che “Cinquantadue” è riuscito a tenermi attaccata alle pagine per leggere cosa l’autore aveva inventato nel racconto successivo.

Interessante l’idea di abbinare cinquantadue immagini di opere dell’autore a ogni racconto. In alcuni casi il legame tra immagine e racconto è evidente a prima vista, in altri ho dovuto arrivare alla fine della lettura per tornare alla pittura e capirne il significato profondo.

Vi piace l’idea di comparare due opere differenti per apprezzare meglio il significato di entrambe?



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