Le porte di ferro di Stefano Terra

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09/03/2026, ore 06:04

Due protagonisti per una sola storia. Il primo si chiama Fioravanti, è un giovane cronista con un passato da rivoluzionario e militante della IV Internazionale trotzkista; l’altro è Gerolamo Traversa - tra l’altro l’io narrante dell’opera -, l’inviato di un importante quotidiano italiano che nutre simpatia per il giovane Fioravanti, il quale esprime un idealismo che Traversa ha perduto, pur restandone ancora affascinato. Sono loro i protagonisti del romanzo di Stefano Terra Le porte di ferro (Gammarò Edizioni, 2026).

I due giornalisti si conoscono nel 1946, sul treno che da Torino li porterà alla Conferenza di Pace di Parigi del 1947, dove le potenze vincitrici stavano decidendo i nuovi confini d’Europa. Entrambi sono consapevoli delle tante ingiustizie che la Conferenza sta deliberando, decisioni dettate da interessi di parte e da nessun rispetto per le popolazioni che dovranno sottostare a esse. Ma con una sostanziale differenza: mentre Traversa, che detterà le sue memorie a una donna greca, Eleni, tenutaria di una casa di riposo per giornalisti e scrittori in Palestina situata nell’ex convento serbo-ortodosso di Sveti Sava, si è arreso, Fioravanti, invece, vuole fare qualcosa per evitare che si compia un così nefasto destino. E cerca un’alleanza tra le formazioni armate come i banderovisti ucraini e bielorussi e i ribelli delle Porte di Ferro sul Danubio con i trotzkisti, per risvegliare da quel sonno profondo nel quale era caduta la Quarta Internazionale dopo l’assassinio di Trotzkij e durante il periodo bellico.
Un tentativo di mettere in discussione le decisioni di fatto già stabilite, come, ad esempio, il futuro della Venezia Giulia, regione italiana quasi interamente regalata alla Jugoslavia, e quanto stava avvenendo in Istria, dove il Comitato di Liberazione italiano era oggetto di attacchi da parte delle truppe di Tito, il quale non si limitava ad amministrare la Zona B (Capodistria e il territorio circostante) in attesa di una soluzione futura ma vi agiva come se questa fosse stata già annessa alla Iugoslavia. Un lavoro coraggioso e disinteressato che metterà insieme realtà politiche molto diverse fra loro, desiderose di impedire la spartizione destinata a tagliare a metà l’Europa e che Fioravanti metterà in atto proprio alle Porte di Ferro, una profonda gola attraversata dal Danubio lungo il confine tra Iugoslavia (oggi Serbia) e Romania.
Anche in questa opera, Stefano Terra ricorre una soluzione narrativa a lui cara e già adottata nella precedente opera, La fortezza del Kalimegdan, ovvero di affidare la storia a due protagonisti opposti fra loro, in questo caso Traversa e Fioravanti, che in realtà rappresentano due aspetti della personalità dello scrittore. Una scelta adottata per affrontare la medesima situazione da punti di vista diversi che derivano da opposte passioni politiche, differenti fasce di età ed esperienze di vita.

 

Le porte di ferro è un romanzo tornato di attualità in questi ultimissimi anni perché parla dei giochi di potere che le grandi potenze (all’epoca del romanzo - era il 1979 - USA e URSS) portano avanti per dominare il mondo, una partita dove le piccole potenze diventano territori da occupare o da sottrarre al nemico per raggiungere il pieno controllo del pianeta. E come conclude Diego Zandel nella prefazione del libro:

Mi sembra che d’allora non siamo molto cambiate le cose per quanto vediamo accadere nel mondo. Un romanzo, dunque, anche con grandi appigli nell’attualità, ma che invitiamo a leggere anche per il suo valore letterario, le sue pagine ricche della personalità narrativa dell’autore, che sa come condurre il lettore in un’altra dimensione: oltre a quella della Storia, quelle dell’avventura, del viaggio e tanto altro. Buona lettura.


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