Il sapore di niente che ci avvolge
C’è una canzone di Vasco Rossi che Claudio Sottocornola cita nell’incipit del suo saggio come una diagnosi perfetta del tempo presente: Quella voglia, la voglia di vivere / quella voglia che c’era allora / chissà dov’è? / chissà dov’è? Sono versi di Liberi… liberi, fine anni Ottanta, eppure non sono mai stati così attuali. Il sapore di niente — come lo chiama Sottocornola — ci avvolge, ci annichila, ci consegna a una condizione di vita umbratile, indeterminata, insensata, o peggio ancora venale. Saranno i cambiamenti climatici, saranno le migrazioni di massa, saranno i delitti di cronaca nera che crescono per efferatezza in modo esponenziale, sarà che nessuno sa più dire perché sta al mondo: fatto sta che il disincanto postmoderno non è più una categoria filosofica astratta ma l’aria che respiriamo ogni giorno.
È da questa diagnosi lucida e coraggiosa che parte Quella voglia di vivere che non c’è più. Emergere dal disincanto postmoderno, il nuovo saggio di Claudio Sottocornola pubblicato da Oltre Edizioni il 24 febbraio 2026, in 160 pagine al prezzo di 18 euro.
Una radiografia della devitalizzazione contemporanea
Sottocornola attraversa con il lettore le derive e i rischi dell’attualità con la precisione di chi conosce bene sia gli strumenti della filosofia sia il linguaggio della cultura popolare. Il quadro che emerge è quello di società anomiche e incarognite, dove la spersonalizzazione dei rapporti e l’isolamento degli individui si accompagnano a ritmi frenetici e disumani, in una gestione del tempo — tra lavoro e consumi — sempre più quantitativa e alienante. Corpi in degrado e ambizioni transumaniste, opportunismi educativi e miti emozionali, disamore per il creato e velleità tecnologico-digitali, degrado estetico e declino culturale, viaggi low cost e accidia di massa: ogni fenomeno è un tassello di un mosaico più grande, quello di una perdita collettiva di vitalità e speranza che il libro denuncia senza compiacenza ma anche senza rassegnazione.
Perché il punto non è solo lamentare l’esistente, come sottolinea lo stesso autore: non basta riandare ai bei tempi andati, quando ancora la gente si parlava ed esprimeva un’altra antropologia fatta di relazione, incontro e scambio. Occorre in qualche modo rimotivarsi all’esistenza e traghettare tutto il bene possibile là dove esso sembra latitare. È questa la scommessa del libro: analizzare il dato nella sua criticità e ambivalenza, testimoniarne una qualche personale esperienza, evocare una qualche possibile trascendenza — anche solo memoriale — e tentarne una sintesi virtualmente salvifica, ove intravedere una luce in fondo al tunnel.
Riaprire sentieri di senso, il compito epocale
Il cuore del saggio è la convinzione che emergere dal disincanto postmoderno sia possibile, e che farlo sia un compito epocale — non individuale ma collettivo, culturale, quasi civile. Sottocornola propone di farlo nel nome di una fedeltà alla propria storia e, al contempo, di una irrinunciabile coscienza utopica: due poli apparentemente opposti che il filosofo bergamasco sa tenere insieme con la sapienza di chi ha dedicato decenni a interrogare il senso del presente attraverso la filosofia, la teologia, la poesia e la musica. La sua scrittura non è mai tecnica o autoreferenziale: è pensata per parlare a un pubblico trasversale, capace di muoversi tra il rigore del pensiero e la concretezza dell’esperienza vissuta. Chi cercasse luoghi e percorsi capaci di restituire profondità, silenzio e senso in un’epoca di accelerazione frenetica può trovare ispirazione tra i viaggi lenti e culturali in Italia proposti da www.Classtravel.it.
Claudio Sottocornola, il filosofo della cultura popolare
Claudio Sottocornola è nato a Bergamo nel 1959 e si è laureato all’Università Cattolica di Milano con una tesi in Storia della teologia. Già ordinario di Filosofia e Storia nei licei, ha insegnato anche Storia della canzone e dello spettacolo alla Terza Università di Bergamo, ed è iscritto all’Ordine dei giornalisti dal 1991, con collaborazioni a diverse testate, radio e televisioni. La sua cifra distintiva come filosofo è una forte attenzione alla categoria di interpretazione, alla cui luce indaga il mondo contemporaneo, con uno strumentario che include musica, poesia e immagini, capace di raggiungere pubblici diversissimi nelle scuole, nei teatri e nei luoghi più inaspettati del quotidiano.
La sua bibliografia è ampia e articolata attorno a tre aree tematiche prevalenti: l’autobiografia intellettuale, la cultura popular contemporanea, e l’attuale crisi del sacro in Occidente con la sua possibile rimodulazione teologico-filosofica. Nel post-Covid si è concentrato sui temi della domanda di senso, del declino della civiltà occidentale e della critica alla banalità delle antropologie prevalenti nel tardo-capitalismo, alla ricerca di orizzonti di speranza ancora praticabili. Tra le opere più recenti ricordiamo A che punto è la notte? e La fatica dell’intero (entrambi per Oltre Edizioni, 2024) e A bordo (Gammarò edizioni, 2025).
Perché leggere Quella voglia di vivere che non c’è più
In un’epoca in cui i saggi filosofici rischiano di parlare solo ad altri filosofi, Sottocornola sceglie una strada diversa: parte da Vasco Rossi e arriva alla teologia, passa per la cronaca nera e approda all’utopia, usa il linguaggio della cultura popolare per dire cose che la filosofia accademica fatica spesso a comunicare. Il risultato è un libro che parla a chiunque abbia sentito almeno una volta quella strana sensazione di vuoto che non si sa bene come nominare — quella voglia di vivere che non c’è più, appunto — e cerchi non solo una diagnosi ma anche, e soprattutto, una direzione. Chi leggendo queste pagine sentisse il desiderio di rimotivarsi anche attraverso un viaggio capace di ricaricare lo sguardo sul mondo può trovare proposte pensate per chi viaggia con curiosità e profondità tra gli itinerari culturali in Europa di www.Classtravel.it.
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