Ricordiamo i grandi scrittori italiani dimenticati: Stefano Terra

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09/05/2026, ore 09:16

Grandi scrittori italiani dimenticati.  Nel mio piccolo, mi sto occupando di Stefano Terra, uno scrittore di successo degli anni Settanta, vincitore del Premio Campiello nel 1974 con il romanzo “Alessandra” e con “La fortezza del Kalimegdan”, uno dei suoi primi romanzi, uscito originariamente nel 1956, come quasi tutti i suoi romanzi con Bompiani ed ora entrambi da me ripubblicati nella collana “I Classici” dell’editore ligure Gammarò, che proprio in queste settimane ha mandato in libreria un terzo romanzo di Stefano Terra. Si tratta de “Le porte di ferro”, Premio Viareggio nel 1980.

Adesso però c’è un giovane critico letterario che ha dato avvio al progetto di far tornare alla luce non soltanto uno ma diversi scrittori dimenticati con l’intenzione di portarlo avanti con continuità, così da riaffermare la validità di nomi letterari che non meritano il silenzio, bensì di ritornare in libreria a beneficio almeno di quei lettori che amano i buoni libri e dei quali, magari, non sanno neppure dell’esistenza. Un’operazione, pertanto, tutt’altro che passatista. Il merito va al critico letterario abruzzese Simone Gambacorta, già distintosi per essere autore di studi critici su diversi scrittori di successo, tali in un tempo non particolarmente lontano dall’attuale ma ancora significativi come Mario Pomilio, Michele Prisco, Gian Luigi Piccioli e altri.

Un’operazione, verrebbe da dire tutta abruzzese, visto che Gambacorta, per anni responsabile delle pagine culturali del quotidiano di Teramo “La città”, già vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo e membro della giuria del premio Ennio Flaiano, ha coinvolto l’editore chietino Marco Solfanelli a questo importante passo, varando la collana “L’altro ieri” che sta a sottolineare, nel nome, la non lontananza nel tempo di questi scrittori, le cui opere più interessanti potranno trovare un loro pubblico. Anche il primo titolo della collana “La casa di Napoli” di Gennaro Manna appartiene a uno scrittore di origine abruzzese. Manna, infatti, è nato in provincia di Pescara nel 1922 ed è morto a Roma, dove ha vissuto la sua vita professionale, nel 1990.

Il romanzo, uscito originariamente con Rusconi nel 1981, vinse all’epoca il Premio Grinzane Cavour, alla sua prima edizione.  “Il romanzo di Manna prende le mosse dal terremoto di Casamicciola nel 1983” illustra Simone Gambacorta “dando corpo a una cronaca familiare italiana, descrivendola sia nei suoi borghesi rituali domestici, sia nel suo scontrarsi con gli eventi della Storia, condizionando le vicende dei personaggi”.

Il protagonista è Giovanni Sermonti, ispirato alla figura di Benedetto Croce, almeno “per alcune coincidenze anagrafiche, ambientali e storiche con il filosofo napoletano”. Il secondo titolo “Il sapore della menta” appartiene invece a uno scrittore di origine toscana, Piero Santi. Nato a Volterra nel 1912, visse fin da ragazzo a Firenze dove morì anche lui, come Manna, nel 1990. Partecipò molto alla vita culturale fiorentina, pubblicando opere di saggistica e critica d’arte.

“Il sapore della menta”, edito la prima volta da Vallecchi nel 1963. Quando uscì “Il sapore della menta”, come scrive nella sua introduzione il curatore di questa edizione Sandro de Nobile, il settimanale l’Espresso titolò: «Avvelenerà Firenze con la menta», sottolineando il clima di attesa che vi era nella città riguardo un romanzo che si annunciava, al pari del coevo “Fratelli d’Italia” arbasiniano, come il disvelamento, a tratti sensazionalistico e gossipparo, di fatti e personaggi della Firenze del tempo, da Tommaso Landolfi a Carlo Emilio Gadda. Aspettiamo le prossime due opere della collana in programma, di Gian Luigi Piccioli, probabilmente il suo libro più di successo “Inorgaggio”, e di Raffaello Brignetti.


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