Rosso come il Levante di Autori Vari

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12/10/2026, ore 07:39

Il connubio tra la grande letteratura di genere e il territorio ligure vanta una tradizione solida e ricca di opere interessanti. Infatti, dopo Giallo come il Golfo e Nero come la luna, dodici autori e autrici (il gruppo degli Autori Spezzini) esplorano la Liguria di Levante con dodici storie del crimine legate ai dodici mesi dell’anno. L’antologia Rosso come il Levante, edita nel 2026 da Gammarò Edizioni e curata da Beppe Mecconi, rinnova questa sinergia offrendo al lettore un viaggio magnetico quanto inquietante.

Il volume, introdotto da una istruttiva prefazione dello scrittore Bruno Morchio, è organizzato come un vero e proprio lunario del crimine: dodici racconti, scritti da altrettanti autori, che accompagnano lo scorrere delle stagioni lungo un intero anno, svelando il lato oscuro di una delle zone costiere e collinari più amate e celebrate d’Italia.
L’intuizione alla base dell’opera risiede in una sorta di corto circuito semantico ed estetico. Come opportunamente evidenziato da Morchio nell’introduzione, la letteratura crime predilige solitamente i sordidi bassifondi delle metropoli postindustriali, i non-luoghi di cemento dove il disagio sociale si fa violenza. Collocare il delitto, il sangue e il mistero all’interno dei borghi storici del Levante spezzino – da Bocca di Magra a Vernazza, da Sarzana a Cadimare, passando per Lerici – significa operare un radicale rovesciamento prospettico. La cartolina patinata del paradiso turistico solare viene così strappata, rivelando l’ambiguità umana che si nasconde dietro scorci pittoreschi e scogliere mozzafiato. Il grande merito della raccolta è proprio quello di aver evitato la trappola del bozzettismo locale fine a sé stesso: i paesaggi non sono mere quinte decorative, ma elementi vivi che si piegano alla drammaticità e alla concitazione delle storie narrate.
La struttura dell’antologia è suddivisa in due parti perfettamente bilanciate. Nella prima troviamo storie che rispondono alla logica del noir più puro, focalizzate sull’introspezione psicologica e sui meccanismi perversi che spingono persone comuni a compiere l’irreparabile o a rimanere intrappolate nelle grinfie del destino. In racconti come “Il vecchio” di Corrado Pelagotti o “Il silenzio dei cormorani” di Raffaella Ferrari, le tensioni familiari, i rimorsi e l’isolamento claustrofobico si fondono con le atmosfere stagionali, trasformando il mare ligure e le case in prigioni dell’anima. La seconda parte propone racconti di stampo poliziesco classico, legati alla dinamica dell’indagine e alla scoperta del colpevole, dove il lettore è chiamato a raccogliere indizi tra cave di marmo (“Portoro rosso sangue”) e barche a vela apparentemente sicure (“Buon vento!”). Non manca infine lo spazio per una raffinata ironia e il rovesciamento dei canoni (“Testimone oculare”), dove la commedia e le parlate dialettali si mescolano al dramma, stemprando la tensione della storia.
A colpire maggiormente è l’eclettismo delle voci coinvolte, capace di mantenere sempre altissima la tensione narrativa nonostante la brevità imposta dal formato del racconto, una sfida che gli autori della raccolta hanno superato inserendo autentiche gemme di stile all’interno delle rispettive trame. I dodici mesi diventano così una parabola sfaccettata, in cui il colore rosso del titolo non rappresenta soltanto la tonalità calda dei tramonti del Levante, ma la traccia indelebile del sangue e delle passioni umane più estreme.


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