Paolo Mantegazza, il genio e l'uomo: Adriana Beverini riscopre lo scienziato di San Terenzo

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16/11/2026, ore 17:00

Una biografia romanzata ripercorre la vita dello scienziato, antropologo e scrittore Paolo Mantegazza che scelse San Terenzo come propria dimora. Il 16 novembre, a 150 anni dalla sua nomina a senatore del Regno, un’anteprima del libro sarà presentata a Roma su iniziativa della senatrice Stefania Pu

Il prossimo 16 novembre, a Roma, nel Palazzo di Santa Maria in Aquiro, in piazza Capranica 72, sarà presentata un’anteprima del mio libro Oltre il genio. Paolo Mantegazza riletto da Adriana Beverini, curato da Roberto Besana e pubblicato da Töpffer Edizioni, marchio editoriale legato a Oltre Edizioni.

L’iniziativa è stata promossa dalla senatrice Stefania Pucciarelli, che, venuta a conoscenza di questo mio lavoro, ha voluto presentarlo in una sede del Senato proprio nel giorno in cui ricorrono i 150 anni dalla nomina di Paolo Mantegazza a senatore del Regno d’Italia.

Il volume, una biografia romanzata di circa 350 pagine corredata da 40 fotografie, non sarà tuttavia pronto per quella data. Per rispettare questo importante appuntamento, la casa editrice ha provveduto a pubblicare un estratto di 24 pagine che verrà donato ai presenti. La presentazione del libro completo avverrà nei primi mesi del 2027.

Ma perché ho deciso di dedicare un libro a Paolo Mantegazza? E soprattutto, perché raccontare ancora oggi un personaggio che appartiene alla storia della scienza e della cultura dell’Ottocento?

Oltre lo scienziato, l’uomo

Il mio libro non si limita a ripercorrerne la vita scientifica. Mantegazza è famoso, tra l’altro, per aver contribuito alla diffusione delle teorie di Charles Darwin in Italia e per aver fondato il Museo di Antropologia ed Etnologia di Firenze. A me interessava però esplorare l’uomo celato al di là dello scienziato, raccontandone la personalità poliedrica e la sua vita vissuta come «un romanzo bello e fatto».

Mi sono posta innanzitutto una domanda: come è possibile che nessuno, in questa provincia spezzina, abbia pensato prima di me di dedicargli una biografia di questo genere?

Senatrice Stefania Pucciarelli

Il legame tra Mantegazza e il territorio spezzino, e ancor più santerenzino, è storicamente fortissimo: lo scienziato visse a lungo e si spense proprio a San Terenzo di Lerici, nel 1910.

Ma oltre a ciò è un personaggio conosciuto in tutto il mondo, sebbene la sua fama odierna sia principalmente legata a specifici ambiti della storia della scienza, della letteratura fantascientifica e degli studi sulle sostanze psicoattive, piuttosto che alla cultura di massa globale.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento Mantegazza fu una vera e propria celebrità intellettuale europea. La sua rilevanza internazionale si fonda su diversi aspetti.

I suoi lunghi soggiorni e le sue spedizioni scientifiche in Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay lo resero famosissimo in quei paesi. Le sue Cartas médicas sobre la América Meridional, del 1858, contengono dati etnografici di prima mano talmente accurati da essere stati ristampati più volte e studiati anche nelle università sudamericane, dove Mantegazza viene considerato un autore classico della letteratura di viaggio e dell’antropologia locale.

Certo, periodicamente storici locali della provincia della Spezia e di Lerici pubblicano contributi in raccolte o riviste storiche incentrati sulla vita dello scienziato nella sua villa di San Terenzo, ma non ho mai letto libri su di lui.

Paolo Mantegazza

Un interessante contributo è quello dello storico Simone Fagioli, pubblicato nel 2022 sulla rivista scientifica Archivio per l’Antropologia e la Etnologia, edita da Firenze University Press, intitolato «Fish in the ears». Paolo Mantegazza, Percy Bysshe Shelley and us in San Terenzo 1822-2022. Il saggio analizza proprio il profondo legame ideale tra Mantegazza e il poeta inglese Percy Bysshe Shelley, entrambi affascinati dalla bellezza dello stesso borgo ligure.

Anche l’Ateneo genovese ha dedicato ampio spazio a Mantegazza, in particolare attraverso il dipartimento DIRAAS, che ha promosso studi e pubblicazioni digitali dedicate alle sue passioni, alla sua antropologia e alla sua attività di pioniere della fantascienza italiana con il libro L’anno 3000.

Eppure, nella nostra provincia, libri su di lui io non ne ho trovati. E soprattutto non volevo scrivere un altro saggio sui suoi studi antropologici, perché molti ne sono già stati pubblicati. Volevo esplorare l’uomo celato al di là dello scienziato: i suoi amori, i suoi figli, i suoi viaggi.

Mantegazza e San Terenzo: una memoria da riscoprire

Non vorrei essere fraintesa quando parlo della scarsa conoscenza di Mantegazza nel nostro territorio. L’ex sindaco di Lerici Leonardo Paoletti ha fatto moltissimo per farlo conoscere, ideando un omaggio annuale molto importante: la celebrazione del “Compleanno del Golfo dei Poeti”, che si tiene ogni fine agosto per ricordarne la morte.

Fu infatti durante i solenni funerali dello scienziato, svoltisi a San Terenzo, che il celebre drammaturgo Sem Benelli pronunciò l’orazione funebre esclamando: «Beato te, o poeta della scienza, che riposi in pace nel Golfo dei Poeti».

Da quel momento storico l’intera baia spezzina assunse il nome romantico che la rende famosa nel mondo. Tuttavia, a mio parere, anche questa importante celebrazione ha finito più che altro per accendere una luce su Sem Benelli e sulla sua definizione del Golfo della Spezia, e ancor meglio del Golfo di Lerici e San Terenzo, anziché sulla figura di Mantegazza.

Tra i due esisteva un profondo rapporto d’amicizia, fondato su una grande stima intellettuale e su una comune, travolgente fascinazione per il paesaggio di San Terenzo di Lerici.

Prof.ssa Adriana Beverini

Nonostante la notevole differenza d’età — Mantegazza era nato nel 1831, Benelli nel 1877 — le loro strade si incrociarono stabilmente proprio sulle sponde dello Spezzino nei primissimi anni del Novecento.

Mentre l’anziano Mantegazza trascorreva la sua serena vecchiaia lavorando a Villa Serenella, il giovane Sem Benelli aveva preso alloggio nella caratteristica torretta gialla ottagonale situata all’interno del parco della vicina Villa Marigola, la splendida dimora che domina la collina tra San Terenzo e Lerici.

Proprio in quella torretta, ispirato dal medesimo mare, Benelli compose tra il 1908 e il 1909 la sua opera teatrale più famosa: La cena delle beffe. I due intellettuali amavano incontrarsi, passeggiare e confrontarsi. Per il giovane autore, Mantegazza non era soltanto un luminare della scienza medica e antropologica, ma un maestro di vita laico, un uomo d’immenso calore umano e di sconfinata cultura, uno spirito libero.

La profondità di questa amicizia emerse in tutta la sua forza emotiva il 30 agosto 1910, il giorno dei funerali di Mantegazza a San Terenzo. Benelli, profondamente scosso e commosso dalla perdita dell’amico, pronunciò l’orazione funebre che avrebbe legato per sempre il suo nome alla denominazione di Golfo dei Poeti.

San Terenzo

Eppure, mentre Sem Benelli è molto conosciuto, Mantegazza resta sconosciuto ai più. Durante le festività di Pasqua, trovandomi a camminare a San Terenzo, sono stata avvicinata da una ragazza straniera che mi chiedeva dove fosse «via Montegozzo».

Dopo un attimo di sconcerto di fronte a quel nome storpiato, ho capito cosa volesse dire e le ho dato qualche ragguaglio.

Da quel momento ho cominciato a pensare che nemmeno io, che amo la storia della mia provincia, sapevo approfonditamente chi fosse stato quel grande personaggio e tanto meno dove avesse abitato a San Terenzo.

Allora, per capire se si trattasse soltanto di una mia mancanza, mi sono messa a chiedere notizie su di lui agli abitanti del posto, a un campione assai vario: bambini, ragazzi, giovani e anziani.

A tutti chiedevo chi fosse stato Paolo Mantegazza, al quale è stata dedicata una strada non soltanto a San Terenzo, ma anche alla Spezia. Ecco cosa ne è venuto fuori: i ragazzi mi hanno detto che secondo loro era un calciatore; una coppia, proveniente evidentemente dalla Lombardia, mi ha risposto che si trattava probabilmente di uno dei celebri fratelli scultori e architetti del Rinascimento lombardo, famosi per aver lavorato alla facciata e agli splendidi rilievi scultorei della Certosa di Pavia. 

Un anziano del posto mi ha detto: «Chi? Mentepazza?». E di fronte al mio evidente stupore ha rincarato dicendo che qualcuno ancora a San Terenzo chiama così quell’illustre famiglia.

Di fronte a tutto questo ho iniziato a scrivere un libro su di lui, perché non accetto che la storia di un uomo così importante venga ignorata proprio nel posto da lui scelto per viverci 37 anni. E ho iniziato cercando la sua Villa Serenella, in via del Campo.

Anche trovare questo luogo non è stato facile. Le persone alle quali chiedevo mi rispondevano: «Non so», «Non ci sono mai stato», «Provi a chiedere al bar».

Alla fine ho trovato la palazzina rosa che Mantegazza tanto ha amato. In quel momento, davanti al cancello, mentre guardavo dentro, ho sentito una grande tristezza.

«Sic transit gloria mundi», dicevano gli antichi. E avevano ragione: così passa la gloria del mondo.

Qui ha abitato un genio, pensavo, e adesso intorno c’è solo desolazione. Approfittando della gentilezza di una persona che stava uscendo dal cancello e che mi ha detto che potevo entrare a dare un’occhiata, ho fatto qualche passo verso il portone d’ingresso. Ho visto intorno a me sacchi di cemento, pale, sacchetti contenenti, immagino, roba da buttare, ammonticchiati vicino a grandi salvagenti per bambini. Forse la villa è in ristrutturazione, ho pensato.  Uscendo ho incontrato un’altra persona che mi ha detto che forse diventerà una casa vacanza, ma che non ne era sicura.

Sono scappata via in preda a un’emozione forte, a un senso di tristezza profonda.

Uscendo dal portone mi sono fermata a leggere l’iscrizione voluta da Mantegazza: «Calamus mihi haec otia dedit», che più o meno significa: i miei libri mi hanno permesso di acquistare questa casa dove ho potuto vivere il mio tempo libero.

Quando fu costruita, la villa era immersa nel verde, con un giardino di piante esotiche portate da Mantegazza dal Sud America e fatte attecchire nel clima del Golfo di Lerici. Oggi, invece, la palazzina quasi scompare tra i palazzoni costruiti negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Mi sono chiesta che cosa penserebbe Mantegazza se fosse ancora vivo.

Un’eredità scientifica e culturale che parla ancora al presente

Che cosa ha ancora da dire Paolo Mantegazza ai giorni nostri? Difficile rispondere: sono troppe le cose da lui realizzate. È stato anche un pioniere degli studi sulla cocaina e sulle piante psicoattive. A livello medico e scientifico internazionale è citato come uno dei primissimi sperimentatori storici degli effetti della coca.

Dopo i suoi viaggi in Sud America, pubblicò nel 1859 lo studio Sulle virtù igieniche e medicinali della coca e sugli alimenti nervosi in generale, che anticipò di decenni gli studi di Sigmund Freud e contribuì a diffondere la conoscenza medica della coca in Europa e negli Stati Uniti.

Cimitero di San Terenzo

Inoltre è stato un precursore della fantascienza, della science fiction. Nel campo della letteratura comparata e dei cultural studies, soprattutto nel mondo anglosassone, il suo romanzo L’anno 3000 è studiato e tradotto all’estero.

Gli storici internazionali della fantascienza lo indicano come uno dei primi importanti esempi europei di utopia tecnologica e biologica, inserendolo tra i precursori del genere prima del grande sviluppo novecentesco.

Non dimentichiamo poi che Mantegazza mantenne una fitta corrispondenza epistolare con Charles Darwin e fu uno dei più autorevoli sostenitori del darwinismo in Italia. Le sue posizioni antropologiche ed evoluzionistiche, sebbene segnate dai limiti e dai pregiudizi razziali tipici del positivismo ottocentesco, lo inserirono stabilmente nel dibattito scientifico internazionale dell’epoca.

Ancora oggi istituti di ricerca europei e università straniere continuano a pubblicare saggi sulla sua figura eclettica di medico, antropologo e divulgatore.

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