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Zandel: «La prof Gioiella mi trasmise il fuoco per i libri, Comisso mi spinse a scrivere»
Il Piccolo di lunedì 9 agosto 2021
Di nuovo in libreria la spy story “Operazione Venere” dello scrittore di origini fiumane «Ci trascorrevo tutte le estati dalla nonna. Le radici hanno influenzato la mia opera»

di Paolo Marcolin
La passione per la lettura alle scuole medie, quando la professoressa di italiano era la figlia di Biagio Marin, Gioiella. Poi le prime prove di scrittura, le poesie inviate a Comisso e quel desiderio di vedere il proprio nome stampato sulla carta. Un po'f di vanita non guasta, anzi e necessaria, per sognare altri mondi e condividerli con quella schiera indistinta e sconosciuta che sono i lettori.
Diego Zandel, nato nelle Marche nel 1948 in un campo profughi da genitori fiumani, e poi vissuto a Roma, e prolifico autore di romanzi, memoir e saggi. Ricordiamo "Massacro per un presidente" (Mondadori, 1981), "Una storia istriana" (Rusconi, 1987, finalista Premio Napoli 1987), "I confini dell'odio" (Aragno, 2002), "I testimoni muti" (Mursia, 2011) e "Invito alla lettura di Andri." (Mursia, 1981). E tradotto in Grecia e in Croazia e ha sempre lavorato nel mondo dell'editoria e della comunicazione. Attualmente e editor per la narrativa di Oltre Edizioni, collabora con "L'Osservatorio dei Balcani e del Caucaso" e, fino alla recente chiusura, con "La Gazzetta del Mezzogiorno". E' da poco uscita in libreria la riedizione di "Operazione Venere" (Oltre, 238 pagg., 17 euro), una spy story che racconta di un gruppo di passeggeri di una nave da crociera italiana che, scesi a Cipro, vengono sequestrati da un gruppo di greco-ciprioti.

A Zandel chiediamo come mai ha sentito il bisogno di avvolgere i suoi romanzi, nei quali si rincorrono i temi della frontiera e dell'identita, con i colori del giallo e dal gusto del mistero, cosi che per lui, come ha scritto Elvio Guagnini, "la memoria e l'avventura s'intrecciano incisivamente agli eventi della piccola e della grande storia.
"Sono stato influenzato dalle letture di Lawrence Durrell e Graham Greene - risponde lo scrittore al telefono dalla sua casa romana. Mi piacciono le atmosfere in cui si mescola la politica e il mistero; il giallo e un modo per raccontare la societa, lo abbiamo visto ad esempio con "Romanzo criminale". Oltre a ciò, le mie origini hanno influenzato sia in maniera diretta che indiretta gran parte della mia opera letteraria. I miei genitori erano di Fiume, e a Fiume ho trascorso tutte le estati della mia giovinezza con la nonna che parlava ciacavo e raccontava storie di un'Istria rurale. Cosi come ha avuto importanza l'aver sposato una donna di madre greca, dell'isola di Kos, cui ho anche dedicato un "Manuale sentimentale", in cui svelo tradizioni popolari, usi, costumi, spiagge, dell'isola del Dodecaneso".

Lei ha anche dichiarato una grande ammirazione giovanile per Giovanni Comisso.
"Quando avevo diciassette anni gli avevo mandato una raccolta di poesie e lui mi aveva risposto con una lettera che ho incorniciato e ho qui davanti a me, in cui mi incoraggiava a continuare a scrivere. Una volta sono passato a trovarlo a Treviso, era in ospedale, molto malato. Rimasi con lui e gli tenni la mano, sarebbe morto di li a poco".

Secondo lei ci sono ancora giovani che si rivolgono a degli scrittori per essere incoraggiati? O, altrimenti detta, ci sono grandi scrittori cui meriterebbe rivolgersi?
"Non saprei. Non conosco dei giovani come ero io al tempo ".

Gioiella Marin, la figlia di Biagio, è stata la sua professoressa di italiano a Roma. Cosa ricorda?
"Aveva sposato il barone Englen e insegnava alle medie, ci faceva leggere gli scrittori che l'avevano maggiormente emozionata e ci trasmetteva quel fuoco. Io abitavo nel quartiere dei profughi giuliano dalmati e lei mi aveva preso in simpatia per la nostra origine comune. Un giorno mi disse di buttare la gomma da masticare che avevo in bocca e io la nascosi in tasca. Lei se ne accorse e mi chiese: dove l'hai messa? E io, che non parlavo ancora bene l'italiano, risposi 'in scarsella' ".

Il suo libro "Operazione Venere" è uscito la prima volta nella collana Segretissimo della Mondadori. Come mai da alcuni anni assistiamo a una vera e propria esplosione del giallo italiano?
"E' stato il cambio della veste editoriale. Finche erano connotati solo come 'gialli' quei libri sono rimasti confinati nel loro ambito di genere. E bastato pubblicarli come romanzi perche cominciassero a essere letti e apprezzati anche da quei lettori che non avrebbero mai comprato un 'giallo'".

E' vero che in veste di consulente editoriale ha conosciuto anche Pino Pelosi, l'assassino di Pasolini?
"Sì. Pelosi aveva scritto un'autobiografia, una cinquantina di pagine in cui non aggiungeva nulla sulla vicenda a quanto già non si sapesse. L'ho incontrato per un cafè, era disinvolto, faceva il simpatico. Quello che mi colpì e che quando se ne andò via salì in macchina con altri quattro ragazzi, di cui non mi ero accorto prima. Era come se lo scortassero. Per proteggerlo o per controllarlo? Mi fece una strana impressione".

Memoria, mistero e avventura sono i temi portanti della sua narrativa. A quale dei tre da piu importanza?
"Sono strettamente intrecciati e tutti derivano dalla mia storia personale. Quando racconto lo faccio solo se posso muovermi tra situazione che conosco, e che poi posso manipolare. Cosi e stato anche per "Massacro per un presidente", una storia ambientata negli anni di piombo e nella quale volevo raccontare dellfassassinio del colonnello Varisco, un dalmato nato a Zara".


leggi l'articolo integrale su Il Piccolo
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Di nuovo in libreria la spy story “Operazione Venere” dello scrittore di origini fiumane «Ci trascorrevo tutte le estati dalla nonna. Le radici hanno influenzato la mia opera»

di Paolo Marcolin
La passione per la lettura alle scuole medie, quando la professoressa di italiano era la figlia di Biagio Marin, Gioiella. Poi le prime prove di scrittura, le poesie inviate a Comisso e quel desiderio di vedere il proprio nome stampato sulla carta. Un po'f di vanita non guasta, anzi e necessaria, per sognare altri mondi e condividerli con quella schiera indistinta e sconosciuta che sono i lettori.
Diego Zandel, nato nelle Marche nel 1948 in un campo profughi da genitori fiumani, e poi vissuto a Roma, e prolifico autore di romanzi, memoir e saggi. Ricordiamo "Massacro per un presidente" (Mondadori, 1981), "Una storia istriana" (Rusconi, 1987, finalista Premio Napoli 1987), "I confini dell'odio" (Aragno, 2002), "I testimoni muti" (Mursia, 2011) e "Invito alla lettura di Andri." (Mursia, 1981). E tradotto in Grecia e in Croazia e ha sempre lavorato nel mondo dell'editoria e della comunicazione. Attualmente e editor per la narrativa di Oltre Edizioni, collabora con "L'Osservatorio dei Balcani e del Caucaso" e, fino alla recente chiusura, con "La Gazzetta del Mezzogiorno". E' da poco uscita in libreria la riedizione di "Operazione Venere" (Oltre, 238 pagg., 17 euro), una spy story che racconta di un gruppo di passeggeri di una nave da crociera italiana che, scesi a Cipro, vengono sequestrati da un gruppo di greco-ciprioti.

A Zandel chiediamo come mai ha sentito il bisogno di avvolgere i suoi romanzi, nei quali si rincorrono i temi della frontiera e dell'identita, con i colori del giallo e dal gusto del mistero, cosi che per lui, come ha scritto Elvio Guagnini, "la memoria e l'avventura s'intrecciano incisivamente agli eventi della piccola e della grande storia.
"Sono stato influenzato dalle letture di Lawrence Durrell e Graham Greene - risponde lo scrittore al telefono dalla sua casa romana. Mi piacciono le atmosfere in cui si mescola la politica e il mistero; il giallo e un modo per raccontare la societa, lo abbiamo visto ad esempio con "Romanzo criminale". Oltre a ciò, le mie origini hanno influenzato sia in maniera diretta che indiretta gran parte della mia opera letteraria. I miei genitori erano di Fiume, e a Fiume ho trascorso tutte le estati della mia giovinezza con la nonna che parlava ciacavo e raccontava storie di un'Istria rurale. Cosi come ha avuto importanza l'aver sposato una donna di madre greca, dell'isola di Kos, cui ho anche dedicato un "Manuale sentimentale", in cui svelo tradizioni popolari, usi, costumi, spiagge, dell'isola del Dodecaneso".

Lei ha anche dichiarato una grande ammirazione giovanile per Giovanni Comisso.
"Quando avevo diciassette anni gli avevo mandato una raccolta di poesie e lui mi aveva risposto con una lettera che ho incorniciato e ho qui davanti a me, in cui mi incoraggiava a continuare a scrivere. Una volta sono passato a trovarlo a Treviso, era in ospedale, molto malato. Rimasi con lui e gli tenni la mano, sarebbe morto di li a poco".

Secondo lei ci sono ancora giovani che si rivolgono a degli scrittori per essere incoraggiati? O, altrimenti detta, ci sono grandi scrittori cui meriterebbe rivolgersi?
"Non saprei. Non conosco dei giovani come ero io al tempo ".

Gioiella Marin, la figlia di Biagio, è stata la sua professoressa di italiano a Roma. Cosa ricorda?
"Aveva sposato il barone Englen e insegnava alle medie, ci faceva leggere gli scrittori che l'avevano maggiormente emozionata e ci trasmetteva quel fuoco. Io abitavo nel quartiere dei profughi giuliano dalmati e lei mi aveva preso in simpatia per la nostra origine comune. Un giorno mi disse di buttare la gomma da masticare che avevo in bocca e io la nascosi in tasca. Lei se ne accorse e mi chiese: dove l'hai messa? E io, che non parlavo ancora bene l'italiano, risposi 'in scarsella' ".

Il suo libro "Operazione Venere" è uscito la prima volta nella collana Segretissimo della Mondadori. Come mai da alcuni anni assistiamo a una vera e propria esplosione del giallo italiano?
"E' stato il cambio della veste editoriale. Finche erano connotati solo come 'gialli' quei libri sono rimasti confinati nel loro ambito di genere. E bastato pubblicarli come romanzi perche cominciassero a essere letti e apprezzati anche da quei lettori che non avrebbero mai comprato un 'giallo'".

E' vero che in veste di consulente editoriale ha conosciuto anche Pino Pelosi, l'assassino di Pasolini?
"Sì. Pelosi aveva scritto un'autobiografia, una cinquantina di pagine in cui non aggiungeva nulla sulla vicenda a quanto già non si sapesse. L'ho incontrato per un cafè, era disinvolto, faceva il simpatico. Quello che mi colpì e che quando se ne andò via salì in macchina con altri quattro ragazzi, di cui non mi ero accorto prima. Era come se lo scortassero. Per proteggerlo o per controllarlo? Mi fece una strana impressione".

Memoria, mistero e avventura sono i temi portanti della sua narrativa. A quale dei tre da piu importanza?
"Sono strettamente intrecciati e tutti derivano dalla mia storia personale. Quando racconto lo faccio solo se posso muovermi tra situazione che conosco, e che poi posso manipolare. Cosi e stato anche per "Massacro per un presidente", una storia ambientata negli anni di piombo e nella quale volevo raccontare dellfassassinio del colonnello Varisco, un dalmato nato a Zara".


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