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Casamassima, il viaggio che esorcizza le paure
BresciaOggi di luned 9 agosto 2021
Un romanzo fra autobiografia e invenzione che attrae e coinvolge con i suoi racconti

di Florenza Bonetti
Quando il tempo sembra perdere la propria tridiimensionalità, c'e solo un ancoraggio a cui aggrapparsi: il passato.
È un ramo confuso, a tratti, ma travolti da un fiume in piena resta l'unica opzione. Che sia salvezza o illusione, ancora
una volta, è solo una questione di tempo.
Pino Casamassima, giornalista di lungo corso, autore proIifico e di successo anche fuori dai confini del nostro Paese,
con «La peste - La concessione della Primavera al tempo del Covid», edito da Oltre, torna al romanzo. Sospeso tra autobiografia e invenzione, ma in equilibrio. Poggiato saldamente sulle emozioni aliene e profonde indotte dalla pandemia reale, (si) racconta con il tratto tipico di chi, il mestiere di raccontare, lo conosce nel profondo.
Il viaggio al centro, che è stato e moto. Una barca a vela, quattro amici e uno skipper, trainati dal vento del Tirreno. In rada, nei nodi di un legame stretto da tempo, le onde portano con loro un nuovo virus. Nuove paure. Con esse i ricordi, i non risolti, i segreti che però lutti sanno, negli spazi bianchi e umidi di un luogo condiviso, ma personale.
I decenni trascorsi, le rispettive vite articolate su traiettorie lontane, si cristallizzano tra le acque di un mare vicino. Un delitto, rimasto impunito, commesso negli anni di piombo. Una società trasfigurata da malattia, terrore, morte,
sirene e lasciapassare.
E pensare che quel viaggio era partito «fra risa, battute, cognac e sigari» e che i suoi viaggiatori, di fronte ad un muro nero costruito ora dopo ora, sentono un destino rincorrerli. Quello che li avrebbe, forse, fatti diventare "presto storie».
Il romanzo di Pino Casamassima attrae e coinvolge, perché sono molti i racconti che contiene. Quelli di un'Italia passata, impegnata e imbrigliata negli anni della lotta. Ma che soccombe auche sotto i suoi colpi. Senza incontrare,
però - forse - il suo ultimo respiro.
C'è la musica a tenere assieme, oggi come ieri, le immagini che, rapide, si avvicendano nelle vite dei protagonisti. Correnti, cantanti, autori che, senza tempo, si adagiano sui livelli temporali, ormai saldati, delle loro vicende. Rapide e sincopate istantanee, ritagliate con solchi secchi e dialoghl incalzanti, parlano più di quanto dicano.Tacciono quando devono.
Camus, sullo sfondo, mostra una silhouette densa, più forte di una citazione in prima. Com'è profondoi il mare, quello della vita, dell'impegno, delle alchimie create a più mani e più spiriti. Mentre la rugiada che dà nutrimento alla primavera spunta con l'alba. E, più forte di tutto, corre. Senza curarsene. Senza paure.


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BresciaOggi - luned 9 agosto 2021
Un romanzo fra autobiografia e invenzione che attrae e coinvolge con i suoi racconti

di Florenza Bonetti
Quando il tempo sembra perdere la propria tridiimensionalità, c'e solo un ancoraggio a cui aggrapparsi: il passato.
È un ramo confuso, a tratti, ma travolti da un fiume in piena resta l'unica opzione. Che sia salvezza o illusione, ancora
una volta, è solo una questione di tempo.
Pino Casamassima, giornalista di lungo corso, autore proIifico e di successo anche fuori dai confini del nostro Paese,
con «La peste - La concessione della Primavera al tempo del Covid», edito da Oltre, torna al romanzo. Sospeso tra autobiografia e invenzione, ma in equilibrio. Poggiato saldamente sulle emozioni aliene e profonde indotte dalla pandemia reale, (si) racconta con il tratto tipico di chi, il mestiere di raccontare, lo conosce nel profondo.
Il viaggio al centro, che è stato e moto. Una barca a vela, quattro amici e uno skipper, trainati dal vento del Tirreno. In rada, nei nodi di un legame stretto da tempo, le onde portano con loro un nuovo virus. Nuove paure. Con esse i ricordi, i non risolti, i segreti che però lutti sanno, negli spazi bianchi e umidi di un luogo condiviso, ma personale.
I decenni trascorsi, le rispettive vite articolate su traiettorie lontane, si cristallizzano tra le acque di un mare vicino. Un delitto, rimasto impunito, commesso negli anni di piombo. Una società trasfigurata da malattia, terrore, morte,
sirene e lasciapassare.
E pensare che quel viaggio era partito «fra risa, battute, cognac e sigari» e che i suoi viaggiatori, di fronte ad un muro nero costruito ora dopo ora, sentono un destino rincorrerli. Quello che li avrebbe, forse, fatti diventare "presto storie».
Il romanzo di Pino Casamassima attrae e coinvolge, perché sono molti i racconti che contiene. Quelli di un'Italia passata, impegnata e imbrigliata negli anni della lotta. Ma che soccombe auche sotto i suoi colpi. Senza incontrare,
però - forse - il suo ultimo respiro.
C'è la musica a tenere assieme, oggi come ieri, le immagini che, rapide, si avvicendano nelle vite dei protagonisti. Correnti, cantanti, autori che, senza tempo, si adagiano sui livelli temporali, ormai saldati, delle loro vicende. Rapide e sincopate istantanee, ritagliate con solchi secchi e dialoghl incalzanti, parlano più di quanto dicano.Tacciono quando devono.
Camus, sullo sfondo, mostra una silhouette densa, più forte di una citazione in prima. Com'è profondoi il mare, quello della vita, dell'impegno, delle alchimie create a più mani e più spiriti. Mentre la rugiada che dà nutrimento alla primavera spunta con l'alba. E, più forte di tutto, corre. Senza curarsene. Senza paure.


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