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Martinus Scriblerus - Vita straordinaria, opere e scoperte
Mangialibri di giovedì 14 ottobre 2021
È un’amara sorpresa per Cornelius, sollevando il drappo di cotone, scoprire che lo scudo che ha conservato con tanta cura perché simile allo scudo che ebbe come culla Ercole secondo il racconto di Teocrito e con tutta la sua preziosa ruggine, sulla quale ha adagiato ancora in fasce il piccolo Martin il giorno del suo battesimo per introdurlo nella società borghese accorsa a festeggiarlo, è stato accuratamente ripulito dalla domestica...

di Massimiliano De Conca

È un’amara sorpresa per Cornelius, sollevando il drappo di cotone, scoprire che lo scudo che ha conservato con tanta cura perché simile allo scudo che ebbe come culla Ercole secondo il racconto di Teocrito e con tutta la sua preziosa ruggine, sulla quale ha adagiato ancora in fasce il piccolo Martin il giorno del suo battesimo per introdurlo nella società borghese accorsa a festeggiarlo, è stato accuratamente ripulito dalla domestica. Brilla. Nulla rimane delle vecchie tracce del passato misterioso, per questo tanto glorioso. Ciononostante non può fare a meno di decantare le lodi del bambino prodigio che già dai primi vagiti si è mostrato al mondo con tutta la sua eccezionalità, dal momento che è stato in grado di riprodurre ben nove diversi suoni di altrettanti animali, ovviamente a lui sconosciuti essendo appena uscito dal grembo della madre. Il piccolo Martin del resto è nato con segni inconfondibili del suo raggiante futuro: la verruca simile a quella di Cicerone, il collo torto come quello di Alessandro, la gamba più corta come quello di Agesilao. Cornelius, il padre, non vede l’ora di far conoscere al predestinato l’universo mondo, trascinandolo alla deriva fra territori ancora inesplorati, terre ostili, animali ferocissimi quanto rari. Non di questo avviso la premurosa madre. Sotto questi auspici nasce Martin Scleberius, e questo è solo l’inizio della sua tragicomica esistenza…

Il ‘700 è l’epoca della divulgazione e della satira politico-sociale, capita quindi che un gruppo d’amici si cimenti in un esercizio di scrittura collaborativa (un vero e proprio collettivo letterario ante-litteram), la finta biografia di un mitico Martinus Scriblerus, ovvero lo Scrivano. Si tratta di una breve opera di satira, a volte grottesca, sicuramente divertente e divertita, che l’inglese Pope mette insieme con l’aiuto di altri suoi sodali. Un libro caleidoscopico che indugia sui particolari per divagare e perdersi. Nella finzione l’autore, o meglio gli autori, immaginano di essere venuti in possesso di un manoscritto in latino di un misterioso personaggio di cui non possono non essere decantate le gesta ed il pensiero, dato che si tratta di uno spirito libero, capace di esprimersi e criticare tutto e tutti senza nessuna censura. L’edizione procurata dalla casa editrice Gammarò è ben curata, ricca di note e di rimandi: peccato che siano tutti stipati in coda al testo, nelle ultime indispensabili pagine del volumetto, il che ne rende quantomeno complicata la lettura considerato che tutto il testo è un intrico giocoso di richiami dotti e semidotti, e sicuramente ne impoverisce la portata. La scelta di editare la traduzione del testo inglese con le note d’autore a piè di pagina è una meritoria operazione di pulizia editoriale, dall’altra parte però per il lettore meno attento o comunque meno incline a quel tessuto culturale è una lettura monca perché ne perde l’intertestualità e dunque l’intenzione. Ciononostante si tratta di un manufatto pregevole, anche editorialmente notevole, visto il prezzo. Bibliofili, non fatevelo scappare!



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di Massimiliano De Conca

È un’amara sorpresa per Cornelius, sollevando il drappo di cotone, scoprire che lo scudo che ha conservato con tanta cura perché simile allo scudo che ebbe come culla Ercole secondo il racconto di Teocrito e con tutta la sua preziosa ruggine, sulla quale ha adagiato ancora in fasce il piccolo Martin il giorno del suo battesimo per introdurlo nella società borghese accorsa a festeggiarlo, è stato accuratamente ripulito dalla domestica. Brilla. Nulla rimane delle vecchie tracce del passato misterioso, per questo tanto glorioso. Ciononostante non può fare a meno di decantare le lodi del bambino prodigio che già dai primi vagiti si è mostrato al mondo con tutta la sua eccezionalità, dal momento che è stato in grado di riprodurre ben nove diversi suoni di altrettanti animali, ovviamente a lui sconosciuti essendo appena uscito dal grembo della madre. Il piccolo Martin del resto è nato con segni inconfondibili del suo raggiante futuro: la verruca simile a quella di Cicerone, il collo torto come quello di Alessandro, la gamba più corta come quello di Agesilao. Cornelius, il padre, non vede l’ora di far conoscere al predestinato l’universo mondo, trascinandolo alla deriva fra territori ancora inesplorati, terre ostili, animali ferocissimi quanto rari. Non di questo avviso la premurosa madre. Sotto questi auspici nasce Martin Scleberius, e questo è solo l’inizio della sua tragicomica esistenza…

Il ‘700 è l’epoca della divulgazione e della satira politico-sociale, capita quindi che un gruppo d’amici si cimenti in un esercizio di scrittura collaborativa (un vero e proprio collettivo letterario ante-litteram), la finta biografia di un mitico Martinus Scriblerus, ovvero lo Scrivano. Si tratta di una breve opera di satira, a volte grottesca, sicuramente divertente e divertita, che l’inglese Pope mette insieme con l’aiuto di altri suoi sodali. Un libro caleidoscopico che indugia sui particolari per divagare e perdersi. Nella finzione l’autore, o meglio gli autori, immaginano di essere venuti in possesso di un manoscritto in latino di un misterioso personaggio di cui non possono non essere decantate le gesta ed il pensiero, dato che si tratta di uno spirito libero, capace di esprimersi e criticare tutto e tutti senza nessuna censura. L’edizione procurata dalla casa editrice Gammarò è ben curata, ricca di note e di rimandi: peccato che siano tutti stipati in coda al testo, nelle ultime indispensabili pagine del volumetto, il che ne rende quantomeno complicata la lettura considerato che tutto il testo è un intrico giocoso di richiami dotti e semidotti, e sicuramente ne impoverisce la portata. La scelta di editare la traduzione del testo inglese con le note d’autore a piè di pagina è una meritoria operazione di pulizia editoriale, dall’altra parte però per il lettore meno attento o comunque meno incline a quel tessuto culturale è una lettura monca perché ne perde l’intertestualità e dunque l’intenzione. Ciononostante si tratta di un manufatto pregevole, anche editorialmente notevole, visto il prezzo. Bibliofili, non fatevelo scappare!



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