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Quell’ossessione chiamata Brigate Rosse
IL GIORNO di mercoledģ 13 ottobre 2021



di Piero Lotito
È illusoria l'idea che ci si possa sbarazzare d'una traumatica esperienza soltanto non pensandoci più, gettandosela alle spalle. Ci sono fantasmi che puntualmente, in quel posto e a quell'ora, così abbigliati, si presentano alla nostra memoria più che ai nostri occhi. Si chiamano ossessioni, brutte bestie che a volte torturano un singolo individuo e altre una società intera. Comparve una sola volta, quella delle Brigate Rosse, o lavora carsicamente per affacciarsi di nuovo? magari sotto altre sembianze? se non nelle nostre strade,
alla nostra coscienza? Si interroga ancora oggi Curzia Ferrari, scrittrice milanese che nei suoi lavori narrativi o saggistici o poetici, immancabilmente tradotti all'estero, mai si astiene dal porsi domande da antropologa della narrazione. Si avvale questa volta di appunti in presa diretta, raccolti a suo tempo e poi lasciati «a
dormire» negli scaffali della sua libreria. Le ossessioni però sono come il tarlo che mangia continuamente il legno, e quegli appunti, generati anche da quotidiane notizie a suo tempo provenienti da un personaggio dell'Arma, hanno preso la forma d'un libro appunto intitolato «L’ossessione delle Brigate Rosse», Gammarò edizioni, che rievoca la parabola della propaganda armata tra gli anni 1968 e 1974. Perché oggi?
L’autrice così spiega: «Se oggi decido di riesumare le visioni legate in modo intramontabile agli anni Settanta è per la lunga e collaudata realtà che I conffitti «per un quelcosa di diverso non si sono mai sedati». Dal “maggio francese” al sequestro Sossi, un rlbollire di nomi fatali: Feltrlnelli, Curcio, Franceschini Moretti, Ognibene, Pisetta, Cagol… E i covi, gli agguati. i volantini, gli slogan («Colpirne uno per educarne cento»), i risvegli nel sangue per una lunga schiera di giornalisti, magistrati, politici, sindacalisti. Un virus anche il terrore? Se lo domanda nella postfazione Gorgio De Varda, ingegnere elettronico, ex dirigente Sit-Siemens, azienda segnata dalle Br con il prjmo sequestro (Macchiarini), quando ricorda che il terrorismo si diffondeva probabilmente col contatto fisico, con la vicinanza, attraverso l’aria, attraverso le parole». Ossessivo e mortale come oggi questo virus.
Il Giorno, mercoledì 13 ottobre 2021, pag. 26




leggi l'articolo integrale su IL GIORNO
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È illusoria l'idea che ci si possa sbarazzare d'una traumatica esperienza soltanto non pensandoci più, gettandosela alle spalle. Ci sono fantasmi che puntualmente, in quel posto e a quell'ora, così abbigliati, si presentano alla nostra memoria più che ai nostri occhi. Si chiamano ossessioni, brutte bestie che a volte torturano un singolo individuo e altre una società intera. Comparve una sola volta, quella delle Brigate Rosse, o lavora carsicamente per affacciarsi di nuovo? magari sotto altre sembianze? se non nelle nostre strade,
alla nostra coscienza? Si interroga ancora oggi Curzia Ferrari, scrittrice milanese che nei suoi lavori narrativi o saggistici o poetici, immancabilmente tradotti all'estero, mai si astiene dal porsi domande da antropologa della narrazione. Si avvale questa volta di appunti in presa diretta, raccolti a suo tempo e poi lasciati «a
dormire» negli scaffali della sua libreria. Le ossessioni però sono come il tarlo che mangia continuamente il legno, e quegli appunti, generati anche da quotidiane notizie a suo tempo provenienti da un personaggio dell'Arma, hanno preso la forma d'un libro appunto intitolato «L’ossessione delle Brigate Rosse», Gammarò edizioni, che rievoca la parabola della propaganda armata tra gli anni 1968 e 1974. Perché oggi?
L’autrice così spiega: «Se oggi decido di riesumare le visioni legate in modo intramontabile agli anni Settanta è per la lunga e collaudata realtà che I conffitti «per un quelcosa di diverso non si sono mai sedati». Dal “maggio francese” al sequestro Sossi, un rlbollire di nomi fatali: Feltrlnelli, Curcio, Franceschini Moretti, Ognibene, Pisetta, Cagol… E i covi, gli agguati. i volantini, gli slogan («Colpirne uno per educarne cento»), i risvegli nel sangue per una lunga schiera di giornalisti, magistrati, politici, sindacalisti. Un virus anche il terrore? Se lo domanda nella postfazione Gorgio De Varda, ingegnere elettronico, ex dirigente Sit-Siemens, azienda segnata dalle Br con il prjmo sequestro (Macchiarini), quando ricorda che il terrorismo si diffondeva probabilmente col contatto fisico, con la vicinanza, attraverso l’aria, attraverso le parole». Ossessivo e mortale come oggi questo virus.
Il Giorno, mercoledì 13 ottobre 2021, pag. 26




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