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*La poesia di Giorgio Caproni per imparare l’italiano e per conoscere l’Italia*
Mangialibri.com di martedì 7 marzo 2023
Se dovessimo esprimere ciò che rappresenta la poesia, dovremmo dire una volta di più che essa è arte, meravigliosamente superflua, di schiudere un varco possibile verso un infinito dal quale attingere, per poi rinchiudersi...

di Gian Paolo Grattarola

Se dovessimo esprimere ciò che rappresenta la poesia, dovremmo dire una volta di più che essa è arte, meravigliosamente superflua, di schiudere un varco possibile verso un infinito dal quale attingere, per poi rinchiudersi nel mistero di una comprensione che è invariabilmente intima e del tutto personale. Certo la poesia di per sé resta un fatto assoluto: non ci consegna strumenti di utilità pratica nel quotidiano confronto tanto con i problemi di carattere economico e sociale, quanto con le questioni di natura etica o sentimentale. Essa inoltre obbliga il lettore ad un duro cimento nel confronto con la parola che, alla luce del tempo in cui ci è dato vivere, diviene oggi ancora più difficoltoso rispetto al passato. Eppure, basta aprire per empio le raccolte di Giorgio Caproni per rendersi conto che anche la poesia, oltre a procurare diletto, può rendersi utile sul piano pratico. Lo studio, che viene condotto nelle presenti pagine sul linguaggio che egli utilizza nei suoi componimenti risulta funzionale alla tanto alla didattica di apprendimento della lingua che all’allargamento del bacino dei termini da noi utilizzati. Le parole che Caproni impiega e che usa più frequentemente, come il volo basso e radente di una freccia diretta a colpire il bersaglio sono sobri e semplici, di una pregnanza semantica e di un’incisività particolarmente utile a tale scopo...

Il libro di Maria Teresa Caprile, docente di Letteratura italiana per stranieri presso l’Università di Genova, che qui presentiamo al lettore, costituisce un benefico liquido di contrasto iniettato nel contesto di una società che, non solo manifesta scarsa preferenza per le raccolte di poesia e per i saggi che se ne occupano, ma anche dagli anni Novanta dal secolo scoro registra un crescente impoverimento del linguaggio usato. Per tale ragione, riteniamo che tale iniziativa costituisca di per sé una preziosa opportunità di apprendimento non solo per gli stranieri ma anche per quelli italiani. L’autrice, infatti, unendo professionalità divulgativa e conoscenza letteraria, analizza le parole che Giorgio Caproni - tra i maggiori protagonisti della poesia del secolo scorso – utilizza nei suoi componimenti poetici con metodica indagine linguistica non solo ai propri fini didattici. Il saggio, che costituisce un ampliamento della tesi di dottorato da lei discussa all’Università di Granada nel febbraio del 2022, si rivela altresì un valido strumento utile al lettore che tenga ad accrescere il proprio bagaglio linguistico e ad approfondire la conoscenza semantica del poeta nato a Livorno il 7 gennaio 1912 e scomparso a Roma il 22 gennaio 1990. Dunque, godiamocelo tutto questo studio, condotto in maniera analitica e coadiuvato da tabelle dettagliate, perché chissà se ne scriveranno più di libri così utili nel riconoscimento del valore educativo della poesia al nostro linguaggio.



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di Gian Paolo Grattarola

Se dovessimo esprimere ciò che rappresenta la poesia, dovremmo dire una volta di più che essa è arte, meravigliosamente superflua, di schiudere un varco possibile verso un infinito dal quale attingere, per poi rinchiudersi nel mistero di una comprensione che è invariabilmente intima e del tutto personale. Certo la poesia di per sé resta un fatto assoluto: non ci consegna strumenti di utilità pratica nel quotidiano confronto tanto con i problemi di carattere economico e sociale, quanto con le questioni di natura etica o sentimentale. Essa inoltre obbliga il lettore ad un duro cimento nel confronto con la parola che, alla luce del tempo in cui ci è dato vivere, diviene oggi ancora più difficoltoso rispetto al passato. Eppure, basta aprire per empio le raccolte di Giorgio Caproni per rendersi conto che anche la poesia, oltre a procurare diletto, può rendersi utile sul piano pratico. Lo studio, che viene condotto nelle presenti pagine sul linguaggio che egli utilizza nei suoi componimenti risulta funzionale alla tanto alla didattica di apprendimento della lingua che all’allargamento del bacino dei termini da noi utilizzati. Le parole che Caproni impiega e che usa più frequentemente, come il volo basso e radente di una freccia diretta a colpire il bersaglio sono sobri e semplici, di una pregnanza semantica e di un’incisività particolarmente utile a tale scopo...

Il libro di Maria Teresa Caprile, docente di Letteratura italiana per stranieri presso l’Università di Genova, che qui presentiamo al lettore, costituisce un benefico liquido di contrasto iniettato nel contesto di una società che, non solo manifesta scarsa preferenza per le raccolte di poesia e per i saggi che se ne occupano, ma anche dagli anni Novanta dal secolo scoro registra un crescente impoverimento del linguaggio usato. Per tale ragione, riteniamo che tale iniziativa costituisca di per sé una preziosa opportunità di apprendimento non solo per gli stranieri ma anche per quelli italiani. L’autrice, infatti, unendo professionalità divulgativa e conoscenza letteraria, analizza le parole che Giorgio Caproni - tra i maggiori protagonisti della poesia del secolo scorso – utilizza nei suoi componimenti poetici con metodica indagine linguistica non solo ai propri fini didattici. Il saggio, che costituisce un ampliamento della tesi di dottorato da lei discussa all’Università di Granada nel febbraio del 2022, si rivela altresì un valido strumento utile al lettore che tenga ad accrescere il proprio bagaglio linguistico e ad approfondire la conoscenza semantica del poeta nato a Livorno il 7 gennaio 1912 e scomparso a Roma il 22 gennaio 1990. Dunque, godiamocelo tutto questo studio, condotto in maniera analitica e coadiuvato da tabelle dettagliate, perché chissà se ne scriveranno più di libri così utili nel riconoscimento del valore educativo della poesia al nostro linguaggio.



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