Recensione di Francesca Pica
TRAMA
In quel microcosmo di sensualità e pericolo, la Falena non si definiva solo come un night club, ma diventava un rifugio di segreti e oscurità da cui era difficile fuggire
La Falena di Raffaella Ferrari si distingue per la sua forte componente psicologica e simbolica.
È un noir che ricorda per alcuni versi il film “The Black Dahlia” di Brian De Palma. L’autrice utilizza una storia apparentemente semplice per affrontare temi complessi come la fragilità emotiva, la ricerca di sé e il rapporto tra dolore e crescita personale.
La storia ruota attorno a due filoni narrativi: da un lato vi è il mondo de La Falena, locale enigmatico e ossessivo dove si intrecciano i destini di personaggi ambigui; è il luogo dove inconscio e desideri inconfessabili possono essere agiti.
Dall’altro vi è una realtà più quotidiana, fatta di malinconia e ricordi di vita vissuta.
Il contatto tra questi due mondi apparentemente distanti è Nora: una donna ambigua e seducente, pericolosa e profonda. Nora è la chiave di volta del libro, è la luce a cui le falene vogliono avvicinarsi, pur sapendo che si bruceranno.
Oh, amore mio, non c’è nulla di cui avere paura. Sono solo una persona che ama la vita. E tu, sei così giovane e pieno di sogni. Hai mai pensato a quanto sia affascinante seguire i propri desideri?
Raffaella Ferrari
La Ferrari crea, così, un contrasto narrativo molto forte: da un lato l’oscurità e l’eccesso, dall’altro la solitudine e la memoria.
Se del primo il custode è Lucio, il barman de La Falena, attento osservatore e forse Mangiafuoco della storia:
Dietro al bancone, il barista, un uomo di mezz’età con capelli grigi e occhi che sembravano aver visto troppo di tutto, serviva drink con una destrezza che tradiva anni di esperienza. Si chiamava Lucio. Sapeva osservare i suoi avventori con uno sguardo penetrante, come se leggesse le loro anime attraverso il vetro dei bicchieri. Ogni cliente portava con sé un carico di segreti. La Falena era un crocevia di vite vissute.
Dall’altro abbiamo il vecchio imbalsamatore, un uomo segnato dalla perdita e dalla nostalgia, ma forse anche dal rimpianto di ciò che poteva essere e non era stato.
Augusto era seduto sulla sedia a rotelle, con il giornale aperto sulle ginocchia. La sua figura, un tempo vigorosa, era ora ridotta a un ricordo pieno di fragilità. Ottantacinque anni non ti passano addosso senza lasciare traccia. I capelli grigi, ormai sbiaditi e radi, ricadevano disordinati su una fronte solcata da profonde rughe, testimonianza di tante, troppe emozioni vissute e superate.
Il fil rouge è lei, la nostra Black Dahlia, Nora che ci accompagna in un labirinto di passioni proibite e segreti inconfessabili.
Il titolo stesso è una chiave di lettura dell’opera: la falena, attratta dalla luce anche a rischio di distruggersi, rappresenta l’essere umano e le sue scelte spesso impulsive ma profondamente umane.
Uno degli aspetti più convincenti del libro è la caratterizzazione dei personaggi: non sono volutamente idealizzati, ma mostrano debolezze, paure, contraddizioni e in un certo senso perversioni che li rendono realistici. Questo permette al lettore di immedesimarsi facilmente e di percepire la storia come autentica. Attraverso l’introspezione, l’autrice mette in luce i conflitti interiori dei protagonisti, dimostrando come la sofferenza possa diventare un’occasione di consapevolezza.
La scrittura di Raffaella Ferrari ben si adatta al contrasto volutamente creato, poiché alterna introspezione psicologica a una tensione narrativa crescente che, nel momento di raggiungimento del climax, a volte si attenua.
Si crea, così, una sorta di linearità carica di significato che, nonostante l’assenza di veri e propri colpi di scena, mantiene alta l’attenzione grazie alla profondità emotiva e alla riflessione continua che accompagna la narrazione.
Siamo destinati a rimanere schiavi delle nostre memorie, Nora. Ma a quale costo? La vita e la morte sono compagne di danza, e talvolta le si inganna, facendole sembrare alleate.
In conclusione, La falena è un noir psicologico intenso, che gioca con l’oscurità dei personaggi, creando una tensione narrativa fortemente simbolica.
La dicotomia tra le due atmosfere, unita a personaggi complessi e alle maschere che essi utilizzano per nascondersi e svelarsi, lo rende un’opera adatta a lettori che amano romanzi dal forte impatto emotivo. Proprio come la falena, il lettore viene spinto a guardare verso la luce, anche quando questo significa affrontare le proprie fragilità.
In ognuno di noi c’è un demone e abbiamo il cuore colmo di orrore. Non quello generato dalla paura, ma dalla colpa. Alcune delle persone che vedi qui sono degli imbroglioni, degli impostori, cattive imitazioni di altri. È questa consapevolezza che fa dei loro sogni un incubo. Sono loro stessi un incubo vivente.
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