Autore già conosciuto per i saggi LA FATICA DELL’INTERO – Il pensiero come arte dell’incontro e A BORDO – Cronache di navigazione a vista.
Biografia:Sinossi:
La devitalizzazione dell’esistenza sembra costituire ormai condizione comune nelle anomiche e incarognite società occidentali, dove spersonalizzazione dei rapporti e isolamento degli individui si accompagnano a ritmi frenetici e disumani nella gestione di un tempo – fra lavoro e consumi – sempre più quantitativo e alienante. Ma è possibile emergere dal disincanto postmoderno che ci attanaglia, fra crisi di ogni certezza e conseguente perdita di ogni orizzonte? Guidandoci fra le secche del non-senso che ci avvolge, l’autore attraversa con noi derive e rischi dell’attualità, fra corpi in degrado e ambizioni transumaniste, opportunismi educativi e miti emozionali, disamore per il creato e velleità tecnologico-digitali, degrado estetico e declino culturale, viaggi low cost e accidia di massa, denunciando una collettiva perdita di vitalità e speranza. Diviene quindi un compito epocale – cui questo libro vorrebbe contribuire – riaprire sentieri di senso e di valore percorribili, nel nome di una fedeltà alla propria storia e, al contempo, di una irrinunciabile coscienza utopica.
“Quella voglia, la voglia di vivere/ quella voglia che c’era allora/ chissà dov’è?/ chissà dov’è?”… I versi di Vasco in Liberi… liberi – sulla perdita del gusto di vivere – mai sono stati così attuali come nel tempo presente, anche se risalgono alla fine degli anni ’80. Saranno i cambiamenti climatici, saranno le migrazioni di massa da interi continenti, saranno i delitti di cronaca nera che crescono per efferatezza in modo esponenziale, sarà che nessuno sa più dire perché sta al mondo e in esso si affatica, ma il sapore di niente – in queste decadi iniziali del XX secolo – ci avvolge, ci annichila, ci uccide o – meglio – ci consegna a una condizione di vita umbratile, indeterminata, insensata o – peggio ancora – venale. E non basta riandare ai bei tempi andati, quando ancora la gente si parlava ed esprimeva un’altra antropologia, fatta di relazione, incontro, scambio, non basta stigmatizzare l’attualità denunciandone le brutture e l’incarognimento collettivo, non basta semplicemente lamentare l’esistente, occorre in qualche modo rimotivarsi ad esso e traghettare tutto il bene possibile là dove esso sembra latitare o addirittura negarsi nell’obnubilamento generalizzato e collettivo. Le mie riflessioni – finché avrò motivazione sufficiente a modularle – vanno in questa direzione: analizzare il dato nella sua criticità e ambivalenza, testimoniarne una qualche personale esperienza, evocare una qualche possibile trascendenza, anche solo memoriale, rispetto ad esso, e tentarne in tal modo una sintesi virtualmente salvifica o redentiva, ove poter intravedere una luce in fondo al tunnel o – se si preferisce – la luce residua che l’attuale paesaggio consente di intercettare.
Interessante, cosa ne dite?
Buona lettura!
| SCHEDA LIBRO | Segnala | Ufficio Stampa |







