I NOSTRI MARCHI EDITORIALI →              
LIBRI EBOOK AUTORI APPROFONDIMENTI EVENTI UNIVERSITÀ ARTE & ARTISTI

Claudio Sottocornola “QUELLA VOGLIA DI VIVERE CHE NON C’Č PIŮ – Emergere dal disincanto postmoderno” (OLTRE). In libreria, dal 24 febbraio 2026
Alessandria Today di giovedě 12 febbraio 2026
La devitalizzazione dell’esistenza sembra costituire ormai condizione comune nelle anomiche e incarognite societŕ occidentali, dove spersonalizzazione dei rapporti e isolamento degli individui si accompagnano a ritmi...

di Elena Piccinini

La devitalizzazione dell’esistenza sembra costituire ormai condizione comune nelle anomiche e incarognite società occidentali, dove spersonalizzazione dei rapporti e isolamento degli individui si accompagnano a ritmi frenetici e disumani nella gestione di un tempo – fra lavoro e consumi – sempre più quantitativo e alienante. Ma è possibile emergere dal disincanto postmoderno che ci attanaglia, fra crisi di ogni certezza e conseguente perdita di ogni orizzonte? Guidandoci fra le secche del non-senso che ci avvolge, l’autore attraversa con noi derive e rischi dell’attualità, fra corpi in degrado e ambizioni transumaniste, opportunismi educativi e miti emozionali, disamore per il creato e velleità tecnologico-digitali, degrado estetico e declino culturale, viaggi low cost e accidia di massa, denunciando una collettiva perdita di vitalità e speranza. Diviene quindi un compito epocale – cui questo libro vorrebbe contribuire – riaprire sentieri di senso e di valore percorribili, nel nome di una fedeltà alla propria storia e, al contempo, di una irrinunciabile coscienza utopica.

“Quella voglia, la voglia di vivere/ quella voglia che c’era allora/ chissà dov’è?/ chissà dov’è?”… I versi di Vasco in Liberi… liberi – sulla perdita del gusto di vivere – mai sono stati così attuali come nel tempo presente, anche se risalgono alla fine degli anni ’80. Saranno i cambiamenti climatici, saranno le migrazioni di massa da interi continenti, saranno i delitti di cronaca nera che crescono per efferatezza in modo esponenziale, sarà che nessuno sa più dire perché sta al mondo e in esso si affatica, ma il sapore di niente – in queste decadi iniziali del XX secolo – ci avvolge, ci annichila, ci uccide o – meglio – ci consegna a una condizione di vita umbratile, indeterminata, insensata o – peggio ancora – venale. E non basta riandare ai bei tempi andati, quando ancora la gente si parlava ed esprimeva un’altra antropologia, fatta di relazione, incontro, scambio, non basta stigmatizzare l’attualità denunciandone le brutture e l’incarognimento collettivo, non basta semplicemente lamentare l’esistente, occorre in qualche modo rimotivarsi ad esso e traghettare tutto il bene possibile là dove esso sembra latitare o addirittura negarsi nell’obnubilamento generalizzato e collettivo. Le mie riflessioni – finché avrò motivazione sufficiente a modularle – vanno in questa direzione: analizzare il dato nella sua criticità e ambivalenza, testimoniarne una qualche personale esperienza, evocare una qualche possibile trascendenza, anche solo memoriale, rispetto ad esso, e tentarne in tal modo una sintesi virtualmente salvifica o redentiva, ove poter intravedere una luce in fondo al tunnel o – se si preferisce – la luce residua che l’attuale paesaggio consente di intercettare.



leggi l'articolo integrale su Alessandria Today
SCHEDA LIBRO   |   Segnala  |  Ufficio Stampa




I NOSTRI MARCHI EDITORIALI →              
LIBRI EBOOK AUTORI APPROFONDIMENTI EVENTI UNIVERSITÀ ARTE & ARTISTI

Alessandria Today - giovedě 12 febbraio 2026
La devitalizzazione dell’esistenza sembra costituire ormai condizione comune nelle anomiche e incarognite societŕ occidentali, dove spersonalizzazione dei rapporti e isolamento degli individui si accompagnano a ritmi...

di Elena Piccinini

La devitalizzazione dell’esistenza sembra costituire ormai condizione comune nelle anomiche e incarognite società occidentali, dove spersonalizzazione dei rapporti e isolamento degli individui si accompagnano a ritmi frenetici e disumani nella gestione di un tempo – fra lavoro e consumi – sempre più quantitativo e alienante. Ma è possibile emergere dal disincanto postmoderno che ci attanaglia, fra crisi di ogni certezza e conseguente perdita di ogni orizzonte? Guidandoci fra le secche del non-senso che ci avvolge, l’autore attraversa con noi derive e rischi dell’attualità, fra corpi in degrado e ambizioni transumaniste, opportunismi educativi e miti emozionali, disamore per il creato e velleità tecnologico-digitali, degrado estetico e declino culturale, viaggi low cost e accidia di massa, denunciando una collettiva perdita di vitalità e speranza. Diviene quindi un compito epocale – cui questo libro vorrebbe contribuire – riaprire sentieri di senso e di valore percorribili, nel nome di una fedeltà alla propria storia e, al contempo, di una irrinunciabile coscienza utopica.

“Quella voglia, la voglia di vivere/ quella voglia che c’era allora/ chissà dov’è?/ chissà dov’è?”… I versi di Vasco in Liberi… liberi – sulla perdita del gusto di vivere – mai sono stati così attuali come nel tempo presente, anche se risalgono alla fine degli anni ’80. Saranno i cambiamenti climatici, saranno le migrazioni di massa da interi continenti, saranno i delitti di cronaca nera che crescono per efferatezza in modo esponenziale, sarà che nessuno sa più dire perché sta al mondo e in esso si affatica, ma il sapore di niente – in queste decadi iniziali del XX secolo – ci avvolge, ci annichila, ci uccide o – meglio – ci consegna a una condizione di vita umbratile, indeterminata, insensata o – peggio ancora – venale. E non basta riandare ai bei tempi andati, quando ancora la gente si parlava ed esprimeva un’altra antropologia, fatta di relazione, incontro, scambio, non basta stigmatizzare l’attualità denunciandone le brutture e l’incarognimento collettivo, non basta semplicemente lamentare l’esistente, occorre in qualche modo rimotivarsi ad esso e traghettare tutto il bene possibile là dove esso sembra latitare o addirittura negarsi nell’obnubilamento generalizzato e collettivo. Le mie riflessioni – finché avrò motivazione sufficiente a modularle – vanno in questa direzione: analizzare il dato nella sua criticità e ambivalenza, testimoniarne una qualche personale esperienza, evocare una qualche possibile trascendenza, anche solo memoriale, rispetto ad esso, e tentarne in tal modo una sintesi virtualmente salvifica o redentiva, ove poter intravedere una luce in fondo al tunnel o – se si preferisce – la luce residua che l’attuale paesaggio consente di intercettare.



leggi l'articolo integrale su Alessandria Today
SCHEDA LIBRO   |   Stampa   |   Segnala  |  Ufficio Stampa


OGT newspaper
di oggi
03/04/2026

Il vero d'Artagnan, ossia come il genio di Dumas ha trasformato un personaggio storico in una leggenda letteraria

“Si vis pacem, para bellum” e cultura della guerra

Rivoluzione neolitica: e se fosse partita dalla mente, non dai campi?

Al lupo! Al lupo! Ecco perché le favole che ci raccontiamo continuano ad accanirsi contro di loro

Elogio dell’utopia

LEGGI TUTTO