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Il paleontologo Landini: *Racconto le mie Galapagos, un Eden minacciato*
REPUBBLICA DEL 27/10/2026 di martedì 27 ottobre 2026
Nel suo nuovo libro, lo studioso rievoca una spedizione degli anni Novanta nell'arcipelago reso celebre da Darwin. E spiega: Ora è in pericolo, per colpa del turismo e del cambiamento climatico

di Ambra Radaelli
L'iguana rosa delle Galapagos

A mille chilometri dalle coste dell’Ecuador c’è un arcipelago nato dai vulcani. Le sue vicende, naturali e umane, sono sempre sorprendenti, spesso misteriose, a volte inquietanti. Le Galápagosospitano specie animali e vegetali numerosissime e talvolta uniche: fu questa caratteristica a colpire Charles Darwin, qui approdato in una tappa del suo viaggio a bordo del Beagle, nel 1835, e a ispirare la sua teoria dell’evoluzione delle specie.

Alle Galapagos la terra è aspra, ma vi crescono margherite alte cinque metri. Nel 2005 fu identificata la rarissima iguana rosa, una specie risalente a 5,7 milioni di anni fa. Una testuggine a sella, Lonesome George, si rifiutò di accoppiarsi con specie affini, e morendo nel 2012 decretò l’estinzione della propria. I pirati che frequentarono le isole erano figure più complesse e meno truci di quanto la storia e la letteratura ci abbiano trasmesso. Una coppia tedesca vi cercò un ideale di vita selvaggia; tutto bene, fino all’arrivo di una sedicente baronessa e dei suoi due amanti (imperdibile il documentario TheGalápagos affair: Satan comes to Eden, su YouTube).

Sono questi, e molti altri, gli argomenti toccati da Le mie Galápagos. Memorie di un incanto violato(Töpffer Edizioni) in cui il paleontologo Walter Landini (classe 1946, una carriera straordinaria) racconta la spedizione dell’Università di Pisa nel 1999. Un viaggio tra storia e scienza che si legge come un romanzo.

Professor Landini, tra le tante missioni cui ha partecipato, perché ha scelto di raccontare proprio queste isole remote?

«Dal 1985 mi dedicavo all’area tra Ecuador, Perù e Cile. Le Galápagos furono l’approdo finale di uno studio sul prima e dopo l’emersione di Panama, con la separazione tra i due oceani, Atlantico e Pacifico. Da naturalista ed evoluzionista darwiniano, non potevo non sentire un’attrazione fatale per l’arcipelago. Il libro esce a 27 anni dalla spedizione perché solo lo scorso anno ho iniziato a tirare le fila delle mie ricerche, a ricostruire quelle tre settimane con colleghi poi diventati amici, famiglia. Facendo riaffiorare l’“incanto violato” del sottotitolo che per me sono queste isole. Purtroppo in pericolo fin dalla loro scoperta».

Che cosa, nel corso della storia, le ha minacciate?

«Chi ha cercato di sfruttarle e colonizzarle, ma anche chi le ha viste come un nuovo Eden: tutte iniziative finite nella violenza. Charles Darwin arrivò nel 1835, e neppure lui ne comprese la natura: prese appunti in merito alle diverse specie di tartarughe sulle diverse isole, e non molto altro. Le riscoprì molto tempo dopo, quando elaborò la teoria dell’evoluzione della specie. Furono trascurate e maltrattate fino alla fine degli anni Cinquanta, quando una nuova sensibilità per l’ambiente portò alla Stazione Scientifica (a Santa Cruz, creata nel ’59, inaugurata nel ‘64 e intitolata proprio a Darwin, ndr). Da allora fauna e flora sono protette».

Cosa, invece, le minaccia oggi?

«La crisi climatica. Sta già lanciando i suoi strali un super El Niño, il più intenso degli ultimi 150 anni, che avrà il suo apice a gennaio-febbraio e comprometterà ulteriormente l’ecosistema. Particolarmente colpiti saranno i pinguini e le iguane, che assieme alle altre specie endemiche soffrono per la presenza di quelle importate dall’uomo: gatti, cani, capre, maiali, ma anche topi. E poi il turismo, diventato un carico insopportabile per queste piccole isole: le rotte sono sempre più affollate, il mare sempre più inquinato. Nel 1999, anno della mia spedizione, era proibito approdare su alcune isole dell’arcipelago, tra cui Isabela: vi si poteva accedere solo per ricerche scientifiche, con speciali permessi. Oggi lì c’è un aeroporto».

Perché ritiene le Galápagos così preziose?

«L’Ecuador è sede della massima biodiversità mondiale. Questo arcipelago non è un museo all’aperto ma un santuario, un sogno eretico della natura che unicamente qui è così aspra, destrutturata. Vorrei che recuperasse il suo incanto, ma purtroppo il cambiamento climatico è irreversibile e la tutela ambientale cede alle pressioni del turismo».

Ha un’isola preferita?

«Isabela: la più grande, la più completa dal punto di vista naturalistico, con un sottosuolo ancora attivo che porterà al sorgere di nuovi vulcani e nuove isole. Solo qui vive l’iguana rosa, dalle scaglie trasparenti che lasciano intravedere il colore del sangue nei capillari».

Tra i tanti misteri, uno che vorrebbe svelare?

«Da quando sono diventato paleontologo, vorrei dimostrare che Túpac Yupanqui (decimo sovrano dell’impero Inca, in carica tra il 1471 e il 1493, ndr) fu il vero scopritore delle Galápagos, ben prima di quello ufficiale, lo spagnolo Tomás de Berlanga nel 1535. Non è una leggenda, ma un racconto tramandato dai discendenti dei marinai sulla costa manabita (provincia di Manabí, Ecuador, ndr)».

Prima parlava di violenza. La vicenda tuttora più famosa si è svolta su Floreana, dove il dottor Friedrich Ritter e la compagna Dore Strauch sbarcarono nel 1929. Poi arrivò una famiglia e infine un trio sentimentale. Andò a finire con cinque vittime

«Il modello Robinson Crusoe funziona finché si è pochissimi. I problemi nascono quando si crea una comunità. La scelta di Ritter e Strauch nasceva da una filosofia pessimistica che, in quegli anni in Occidente, accendeva molti animi disadattati. Ma le Galápagos sono inospitali, c’è poca acqua, e poi si è isolati. Nell’isolamento bisogna saper vivere».




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Nel suo nuovo libro, lo studioso rievoca una spedizione degli anni Novanta nell'arcipelago reso celebre da Darwin. E spiega: Ora è in pericolo, per colpa del turismo e del cambiamento climatico

di Ambra Radaelli
L'iguana rosa delle Galapagos

A mille chilometri dalle coste dell’Ecuador c’è un arcipelago nato dai vulcani. Le sue vicende, naturali e umane, sono sempre sorprendenti, spesso misteriose, a volte inquietanti. Le Galápagosospitano specie animali e vegetali numerosissime e talvolta uniche: fu questa caratteristica a colpire Charles Darwin, qui approdato in una tappa del suo viaggio a bordo del Beagle, nel 1835, e a ispirare la sua teoria dell’evoluzione delle specie.

Alle Galapagos la terra è aspra, ma vi crescono margherite alte cinque metri. Nel 2005 fu identificata la rarissima iguana rosa, una specie risalente a 5,7 milioni di anni fa. Una testuggine a sella, Lonesome George, si rifiutò di accoppiarsi con specie affini, e morendo nel 2012 decretò l’estinzione della propria. I pirati che frequentarono le isole erano figure più complesse e meno truci di quanto la storia e la letteratura ci abbiano trasmesso. Una coppia tedesca vi cercò un ideale di vita selvaggia; tutto bene, fino all’arrivo di una sedicente baronessa e dei suoi due amanti (imperdibile il documentario TheGalápagos affair: Satan comes to Eden, su YouTube).

Sono questi, e molti altri, gli argomenti toccati da Le mie Galápagos. Memorie di un incanto violato(Töpffer Edizioni) in cui il paleontologo Walter Landini (classe 1946, una carriera straordinaria) racconta la spedizione dell’Università di Pisa nel 1999. Un viaggio tra storia e scienza che si legge come un romanzo.

Professor Landini, tra le tante missioni cui ha partecipato, perché ha scelto di raccontare proprio queste isole remote?

«Dal 1985 mi dedicavo all’area tra Ecuador, Perù e Cile. Le Galápagos furono l’approdo finale di uno studio sul prima e dopo l’emersione di Panama, con la separazione tra i due oceani, Atlantico e Pacifico. Da naturalista ed evoluzionista darwiniano, non potevo non sentire un’attrazione fatale per l’arcipelago. Il libro esce a 27 anni dalla spedizione perché solo lo scorso anno ho iniziato a tirare le fila delle mie ricerche, a ricostruire quelle tre settimane con colleghi poi diventati amici, famiglia. Facendo riaffiorare l’“incanto violato” del sottotitolo che per me sono queste isole. Purtroppo in pericolo fin dalla loro scoperta».

Che cosa, nel corso della storia, le ha minacciate?

«Chi ha cercato di sfruttarle e colonizzarle, ma anche chi le ha viste come un nuovo Eden: tutte iniziative finite nella violenza. Charles Darwin arrivò nel 1835, e neppure lui ne comprese la natura: prese appunti in merito alle diverse specie di tartarughe sulle diverse isole, e non molto altro. Le riscoprì molto tempo dopo, quando elaborò la teoria dell’evoluzione della specie. Furono trascurate e maltrattate fino alla fine degli anni Cinquanta, quando una nuova sensibilità per l’ambiente portò alla Stazione Scientifica (a Santa Cruz, creata nel ’59, inaugurata nel ‘64 e intitolata proprio a Darwin, ndr). Da allora fauna e flora sono protette».

Cosa, invece, le minaccia oggi?

«La crisi climatica. Sta già lanciando i suoi strali un super El Niño, il più intenso degli ultimi 150 anni, che avrà il suo apice a gennaio-febbraio e comprometterà ulteriormente l’ecosistema. Particolarmente colpiti saranno i pinguini e le iguane, che assieme alle altre specie endemiche soffrono per la presenza di quelle importate dall’uomo: gatti, cani, capre, maiali, ma anche topi. E poi il turismo, diventato un carico insopportabile per queste piccole isole: le rotte sono sempre più affollate, il mare sempre più inquinato. Nel 1999, anno della mia spedizione, era proibito approdare su alcune isole dell’arcipelago, tra cui Isabela: vi si poteva accedere solo per ricerche scientifiche, con speciali permessi. Oggi lì c’è un aeroporto».

Perché ritiene le Galápagos così preziose?

«L’Ecuador è sede della massima biodiversità mondiale. Questo arcipelago non è un museo all’aperto ma un santuario, un sogno eretico della natura che unicamente qui è così aspra, destrutturata. Vorrei che recuperasse il suo incanto, ma purtroppo il cambiamento climatico è irreversibile e la tutela ambientale cede alle pressioni del turismo».

Ha un’isola preferita?

«Isabela: la più grande, la più completa dal punto di vista naturalistico, con un sottosuolo ancora attivo che porterà al sorgere di nuovi vulcani e nuove isole. Solo qui vive l’iguana rosa, dalle scaglie trasparenti che lasciano intravedere il colore del sangue nei capillari».

Tra i tanti misteri, uno che vorrebbe svelare?

«Da quando sono diventato paleontologo, vorrei dimostrare che Túpac Yupanqui (decimo sovrano dell’impero Inca, in carica tra il 1471 e il 1493, ndr) fu il vero scopritore delle Galápagos, ben prima di quello ufficiale, lo spagnolo Tomás de Berlanga nel 1535. Non è una leggenda, ma un racconto tramandato dai discendenti dei marinai sulla costa manabita (provincia di Manabí, Ecuador, ndr)».

Prima parlava di violenza. La vicenda tuttora più famosa si è svolta su Floreana, dove il dottor Friedrich Ritter e la compagna Dore Strauch sbarcarono nel 1929. Poi arrivò una famiglia e infine un trio sentimentale. Andò a finire con cinque vittime

«Il modello Robinson Crusoe funziona finché si è pochissimi. I problemi nascono quando si crea una comunità. La scelta di Ritter e Strauch nasceva da una filosofia pessimistica che, in quegli anni in Occidente, accendeva molti animi disadattati. Ma le Galápagos sono inospitali, c’è poca acqua, e poi si è isolati. Nell’isolamento bisogna saper vivere».




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