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Arrivano poesie dal jazz
Franco Bergoglio magazzino jazz di marted 16 novembre 2021
La jazz poetry un vero e proprio genere letterario, con alcuni momenti alti della sua storia sinteticamente indicati da Vittorino Curci nella prefazione di questo libro. Qualche esempio? Charles Mingus con Jean Shepard lavora al disco The Clown

di Franco Bergoglio
La jazz poetry è un vero e proprio genere letterario, con alcuni momenti alti della sua storia sinteticamente indicati da Vittorino Curci nella prefazione di questo libro. Qualche esempio? Charles Mingus con Jean Shepard lavora al disco The Clown o accompagna  il celebre poeta Langston Hughes per Weary Blues. Ancora più noto è il legame con la Beat Generation e in particolare Kerouac  incide i suoi haiku con i sassofonisti Al Cohn e Zoot Sims. Lo scrittore e critico Nicola Vacca propone la sua versione di jazz poetry con una serie di bozzetti dedicati ai grandi del jazz, accompagnati dalla galleria di ritratti -essenziali nel tratto ma precisi- disegnati da Alfonso Avagliano. La raccolta si compone di brevi liriche raggruppate in quattro parti: Le bocche d’oro del jazz e Le grandi mani del jazz sembrano riferirsi alla fisicità dei talenti di questa musica, Donne che cantano il jazz prosegue la galleria in un’ottica di genere e Perché amo il jazz chiude il lavoro in tono intimista. Spizzicando qua e là, citiamo alcuni momenti particolarmente intensi, come la poesia dedicata a John Coltrane che della sua spiritualità ci spiega quanto apra a: un mondo meraviglioso che contiene/lo stupore nei minimi dettagli. I personaggi che ispirano le liriche rappresentano il pantheon del genere (Miles Davis, Duke Ellington, Charlie Parker), ci sono piacevoli divagazioni (Lee Morgan, Herbie Hancock, Count Basie), delle doverose canonizzazioni più recenti (Jaco Pastorius, il Keith Jarrett Trio, Petrucciani), donne che per una volta non sono cantanti (Melba Liston) e due italiani che da decenni dominano le scene (Enrico Rava, Paolo Fresu).  Le liriche brevissime propongono spunti minimali, di una semplicità alla Carver: con un via vai brulicante delle mani/ha catturato tutta la follia del jazz, così si chiude la poesia dedicata a Bud Powell, mentre quella per Art Blakey trova una immagine originale con un tamburo che non smette mai di partorire diamanti.


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Franco Bergoglio magazzino jazz - marted 16 novembre 2021
La jazz poetry un vero e proprio genere letterario, con alcuni momenti alti della sua storia sinteticamente indicati da Vittorino Curci nella prefazione di questo libro. Qualche esempio? Charles Mingus con Jean Shepard lavora al disco The Clown

di Franco Bergoglio
La jazz poetry è un vero e proprio genere letterario, con alcuni momenti alti della sua storia sinteticamente indicati da Vittorino Curci nella prefazione di questo libro. Qualche esempio? Charles Mingus con Jean Shepard lavora al disco The Clown o accompagna  il celebre poeta Langston Hughes per Weary Blues. Ancora più noto è il legame con la Beat Generation e in particolare Kerouac  incide i suoi haiku con i sassofonisti Al Cohn e Zoot Sims. Lo scrittore e critico Nicola Vacca propone la sua versione di jazz poetry con una serie di bozzetti dedicati ai grandi del jazz, accompagnati dalla galleria di ritratti -essenziali nel tratto ma precisi- disegnati da Alfonso Avagliano. La raccolta si compone di brevi liriche raggruppate in quattro parti: Le bocche d’oro del jazz e Le grandi mani del jazz sembrano riferirsi alla fisicità dei talenti di questa musica, Donne che cantano il jazz prosegue la galleria in un’ottica di genere e Perché amo il jazz chiude il lavoro in tono intimista. Spizzicando qua e là, citiamo alcuni momenti particolarmente intensi, come la poesia dedicata a John Coltrane che della sua spiritualità ci spiega quanto apra a: un mondo meraviglioso che contiene/lo stupore nei minimi dettagli. I personaggi che ispirano le liriche rappresentano il pantheon del genere (Miles Davis, Duke Ellington, Charlie Parker), ci sono piacevoli divagazioni (Lee Morgan, Herbie Hancock, Count Basie), delle doverose canonizzazioni più recenti (Jaco Pastorius, il Keith Jarrett Trio, Petrucciani), donne che per una volta non sono cantanti (Melba Liston) e due italiani che da decenni dominano le scene (Enrico Rava, Paolo Fresu).  Le liriche brevissime propongono spunti minimali, di una semplicità alla Carver: con un via vai brulicante delle mani/ha catturato tutta la follia del jazz, così si chiude la poesia dedicata a Bud Powell, mentre quella per Art Blakey trova una immagine originale con un tamburo che non smette mai di partorire diamanti.


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