I NOSTRI MARCHI EDITORIALI →              
LIBRI EBOOK AUTORI APPROFONDIMENTI EVENTI UNIVERSITÀ ARTE & ARTISTI

Recensione: “Cinquantadue” di Beppe Mecconi, Topffer
La bottega dei libri di giovedì 12 febbraio 2026
Cinquantadue sono le settimane in un anno. Cinquantadue sono i rapidi racconti selezionati da varie pubblicazioni e abbinati ad altrettanti dipinti e disegni, virati in bianco e nero per non distrarre. In questo mondo verboso all'eccesso, ridondante in tutti i campi, nella scrittura, nella pittura, nel teatro, nella vita ecco finalmente un poco di sintesi planare con leggerezza su temi del nostro tempo, sul sociale, sull'amore, sull'introspezione. Con leggerezza, che non è superficialità, perché il racconto è questo: essenzialità, insegna a togliere. Il racconto è zen.

di Maura

“Cinquantadue” di Beppe Mecconi, edito Topffer, è una raccolta di brevi racconti che l’autore ha scritto in momenti differenti, di questi solo tre non erano mai stati pubblicati.

Ognuno dei racconti è accompagnato dall’immagine di un’opera pittorica sempre di Beppe Mecconi, volutamente riprodotte in bianco e nero per far si che non “distragga” il lettore. I racconti sono molto brevi e, all’apparenza, non collegati tra loro. Scritti in periodi differenti percorrono aspetti diversi della vita dell’autore, i rapporti con i suoi coetanei e con gli abitanti dalla costa dei Poeti.

“Avevo 12 anni, compiuti da poco più di un mese; era primavera, una di quelle belle primavere calde ed esageratamente profumate che sbocciavano dopo gli inverni di parecchi anni fa, quando il freddo arrivava davvero e i panni stesi nella notte si trasformavano a qualcosa di simile a stoccafissi secchi…”

Altri racconti sono spaccati di vita raccontata dalla madre o dalla zia. Alcuni invece sono riflessioni su avvenimenti che hanno segnato, e ancora lo fanno, la vita di tutti noi.

Secondo il mio parere, la scrittura in “Cinquantadue” di Beppe Mecconi è il filo conduttore della raccolta, nonostante i brani siano differenti per i temi trattati e siano nati in tempi diversi. Mecconi usa un linguaggio semplice, che arriva dritto al punto che vuole evidenziare, anche per il fatto che i racconti sono brevi, zono zen, come lui stesso li definisce in quarta di copertina.

Devo ammettere di non essere un’amante delle raccolte di racconti. La mia lettura preferita è quella dei romanzi autoconclusivi. Ammetto che “Cinquantadue” è riuscito a tenermi attaccata alle pagine per leggere cosa l’autore aveva inventato nel racconto successivo.

Interessante l’idea di abbinare cinquantadue immagini di opere dell’autore a ogni racconto. In alcuni casi il legame tra immagine e racconto è evidente a prima vista, in altri ho dovuto arrivare alla fine della lettura per tornare alla pittura e capirne il significato profondo.

Vi piace l’idea di comparare due opere differenti per apprezzare meglio il significato di entrambe?



leggi l'articolo integrale su La bottega dei libri
SCHEDA LIBRO   |   Segnala  |  Ufficio Stampa




I NOSTRI MARCHI EDITORIALI →              
LIBRI EBOOK AUTORI APPROFONDIMENTI EVENTI UNIVERSITÀ ARTE & ARTISTI

La bottega dei libri - giovedì 12 febbraio 2026
Cinquantadue sono le settimane in un anno. Cinquantadue sono i rapidi racconti selezionati da varie pubblicazioni e abbinati ad altrettanti dipinti e disegni, virati in bianco e nero per non distrarre. In questo mondo verboso all'eccesso, ridondante in tutti i campi, nella scrittura, nella pittura, nel teatro, nella vita ecco finalmente un poco di sintesi planare con leggerezza su temi del nostro tempo, sul sociale, sull'amore, sull'introspezione. Con leggerezza, che non è superficialità, perché il racconto è questo: essenzialità, insegna a togliere. Il racconto è zen.

di Maura

“Cinquantadue” di Beppe Mecconi, edito Topffer, è una raccolta di brevi racconti che l’autore ha scritto in momenti differenti, di questi solo tre non erano mai stati pubblicati.

Ognuno dei racconti è accompagnato dall’immagine di un’opera pittorica sempre di Beppe Mecconi, volutamente riprodotte in bianco e nero per far si che non “distragga” il lettore. I racconti sono molto brevi e, all’apparenza, non collegati tra loro. Scritti in periodi differenti percorrono aspetti diversi della vita dell’autore, i rapporti con i suoi coetanei e con gli abitanti dalla costa dei Poeti.

“Avevo 12 anni, compiuti da poco più di un mese; era primavera, una di quelle belle primavere calde ed esageratamente profumate che sbocciavano dopo gli inverni di parecchi anni fa, quando il freddo arrivava davvero e i panni stesi nella notte si trasformavano a qualcosa di simile a stoccafissi secchi…”

Altri racconti sono spaccati di vita raccontata dalla madre o dalla zia. Alcuni invece sono riflessioni su avvenimenti che hanno segnato, e ancora lo fanno, la vita di tutti noi.

Secondo il mio parere, la scrittura in “Cinquantadue” di Beppe Mecconi è il filo conduttore della raccolta, nonostante i brani siano differenti per i temi trattati e siano nati in tempi diversi. Mecconi usa un linguaggio semplice, che arriva dritto al punto che vuole evidenziare, anche per il fatto che i racconti sono brevi, zono zen, come lui stesso li definisce in quarta di copertina.

Devo ammettere di non essere un’amante delle raccolte di racconti. La mia lettura preferita è quella dei romanzi autoconclusivi. Ammetto che “Cinquantadue” è riuscito a tenermi attaccata alle pagine per leggere cosa l’autore aveva inventato nel racconto successivo.

Interessante l’idea di abbinare cinquantadue immagini di opere dell’autore a ogni racconto. In alcuni casi il legame tra immagine e racconto è evidente a prima vista, in altri ho dovuto arrivare alla fine della lettura per tornare alla pittura e capirne il significato profondo.

Vi piace l’idea di comparare due opere differenti per apprezzare meglio il significato di entrambe?



leggi l'articolo integrale su La bottega dei libri
SCHEDA LIBRO   |   Stampa   |   Segnala  |  Ufficio Stampa


OGT newspaper
di oggi
16/04/2026

Il mondo ‘nascosto’ dell'oscenità nella cultura classica e la letteratura comica ed erotica che al liceo non ci fanno leggere

Il vero d'Artagnan, ossia come il genio di Dumas ha trasformato un personaggio storico in una leggenda letteraria

“Si vis pacem, para bellum” e cultura della guerra

Rivoluzione neolitica: e se fosse partita dalla mente, non dai campi?

Al lupo! Al lupo! Ecco perché le favole che ci raccontiamo continuano ad accanirsi contro di loro

LEGGI TUTTO