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Gli estremi confini della vita: premiato a Stresa nel 1998, il romanzo di Oliviero Arzuffi è stato ora ripubblicato da Gammarò
Mondo Reale di giovedģ 30 aprile 2026
È un romanzo che s’intreccia con la riflessione filosofica e la meditazione spirituale. Premiato a Stresa nel 1998, ora “Le cose ultime” (il titolo precedente era “Escaton”) è stato ripubblicato da Gammarò. Scritto da Oliviero Arzuffi, colpisce per la sua originalità e per la profondità dei temi...

di Roberto Campagna

È un romanzo che s’intreccia con la riflessione filosofica e la meditazione spirituale. Premiato a Stresa nel 1998, ora “Le cose ultime” (il titolo precedente era “Escaton”) è stato ripubblicato da Gammarò. Scritto da Oliviero Arzuffi, colpisce per la sua originalità e per la profondità dei temi. “Le cose ultime…come dire – scrive Umberto Muratore nell’introduzione – ciò che sta agli estremi confini delle vita, ciò che è ultimo e che è primo nell’esistenza, l’inizio e la fine, il punto sommo e l’infimo. In altre parole, il libro intende esplorare (e raccontarci) quelle situazioni umane che sono più vicine alla salvezza e alla perdizione dell’uomo, situazioni, limite, nelle quali è facile percepire l’angelo, la bestia, la loro aspra coabitazione, il miracolo del passaggio esistenziale dalla baldanzosa tenaglia del peccato e della colpa all’umile immolazione dell’amore”. Colpito da una diagnosi medicaerrata, l’autore finisce in terapia intensiva a Bergamo e, convinto di essere vicino alla fine,costruisce un racconto che diventa una profondaesplorazione del senso dell’esistenza, della storia e del destino umano.

Un racconto in cui l’autore, sottolinea Muratore, “si pone anch’egli in una situazione limite, la prospettata eventualità della propria morte. Quale punto migliore di osservazione e di comprensione, infatti, del trovarsi al limite della vita, nel solco che divide il temporale e l’eterno? Qui i colori del bene e del male, e il senso ultimo della vita e della morte: perdono ogni tartuferia e strizzano da ogni evento personale e storico il succo genuino di cui i fatti sono pregni”. Un racconto in cui lo stesso autore, con uno stile asciutto ma intenso, rilegge la sua vicenda attraverso due momentiemblematici della civiltà occidentale: la Riforma protestante in Inghilterra e la tragediadell’Olocausto. Insomma, le sue sono “due storie nella storia”. La prima riguarda l’epoca di Enrico VIII, in un’Europa lacerata dallo scisma religioso. Qui la figura di Tommaso Moro, autore dell’Utopia, diviene simbolo di unpassaggio epocale: la fine di un mondo e l’inizio di un’epoca nuova, segnata dal conflitto tra fede, potere e coscienza. Arzuffi restituisce la complessità di questo momento con una scrittura cheunisce rigore storico e intensità poetica. La seconda “storia nella storia” è invece un tuffo nell’orrore del Novecento. Arzuffi racconta lavicenda di Roberto Camerani, sopravvissuto al campo di stermino di Mauthausen, dove il “male assoluto” simanifesta in tutta la sua potenza distruttiva. Quando Arzuffi scopre l’errore diagnostico che lo aveva posto di fronte alla morte, il racconto cambia prospettiva. L’esperienza vissuta diviene occasione per interrogarsi sull’“oltre”, su unpossibile significato trascendente capace di riscattare le contraddizioni della storia. In questa parte, la scrittura si fa più poetica, quasi mistica, fino a trasformarsi in versi che evocano pace e riconciliazione.

Roberto Campagna



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Mondo Reale - giovedģ 30 aprile 2026
È un romanzo che s’intreccia con la riflessione filosofica e la meditazione spirituale. Premiato a Stresa nel 1998, ora “Le cose ultime” (il titolo precedente era “Escaton”) è stato ripubblicato da Gammarò. Scritto da Oliviero Arzuffi, colpisce per la sua originalità e per la profondità dei temi...

di Roberto Campagna

È un romanzo che s’intreccia con la riflessione filosofica e la meditazione spirituale. Premiato a Stresa nel 1998, ora “Le cose ultime” (il titolo precedente era “Escaton”) è stato ripubblicato da Gammarò. Scritto da Oliviero Arzuffi, colpisce per la sua originalità e per la profondità dei temi. “Le cose ultime…come dire – scrive Umberto Muratore nell’introduzione – ciò che sta agli estremi confini delle vita, ciò che è ultimo e che è primo nell’esistenza, l’inizio e la fine, il punto sommo e l’infimo. In altre parole, il libro intende esplorare (e raccontarci) quelle situazioni umane che sono più vicine alla salvezza e alla perdizione dell’uomo, situazioni, limite, nelle quali è facile percepire l’angelo, la bestia, la loro aspra coabitazione, il miracolo del passaggio esistenziale dalla baldanzosa tenaglia del peccato e della colpa all’umile immolazione dell’amore”. Colpito da una diagnosi medicaerrata, l’autore finisce in terapia intensiva a Bergamo e, convinto di essere vicino alla fine,costruisce un racconto che diventa una profondaesplorazione del senso dell’esistenza, della storia e del destino umano.

Un racconto in cui l’autore, sottolinea Muratore, “si pone anch’egli in una situazione limite, la prospettata eventualità della propria morte. Quale punto migliore di osservazione e di comprensione, infatti, del trovarsi al limite della vita, nel solco che divide il temporale e l’eterno? Qui i colori del bene e del male, e il senso ultimo della vita e della morte: perdono ogni tartuferia e strizzano da ogni evento personale e storico il succo genuino di cui i fatti sono pregni”. Un racconto in cui lo stesso autore, con uno stile asciutto ma intenso, rilegge la sua vicenda attraverso due momentiemblematici della civiltà occidentale: la Riforma protestante in Inghilterra e la tragediadell’Olocausto. Insomma, le sue sono “due storie nella storia”. La prima riguarda l’epoca di Enrico VIII, in un’Europa lacerata dallo scisma religioso. Qui la figura di Tommaso Moro, autore dell’Utopia, diviene simbolo di unpassaggio epocale: la fine di un mondo e l’inizio di un’epoca nuova, segnata dal conflitto tra fede, potere e coscienza. Arzuffi restituisce la complessità di questo momento con una scrittura cheunisce rigore storico e intensità poetica. La seconda “storia nella storia” è invece un tuffo nell’orrore del Novecento. Arzuffi racconta lavicenda di Roberto Camerani, sopravvissuto al campo di stermino di Mauthausen, dove il “male assoluto” simanifesta in tutta la sua potenza distruttiva. Quando Arzuffi scopre l’errore diagnostico che lo aveva posto di fronte alla morte, il racconto cambia prospettiva. L’esperienza vissuta diviene occasione per interrogarsi sull’“oltre”, su unpossibile significato trascendente capace di riscattare le contraddizioni della storia. In questa parte, la scrittura si fa più poetica, quasi mistica, fino a trasformarsi in versi che evocano pace e riconciliazione.

Roberto Campagna



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