Come ha fatto il nostro pianeta a trasformarsi da una distesa verde scuro di conifere e felci nel paradiso di colori e profumi che conosciamo oggi?
La risposta si nasconde tra le pagine di “I giardini del Cretaceo” (Töpffer edizioni) il nuovo saggio dello studioso Enrico Caneva.
Il volume non si limita alla teoria, ma offre una panoramica sulle specie basali ancora oggi esistenti – il cosiddetto “clado ANITA” o l’enigmatica Amborella trichopoda – e si chiude con un’accurata sezione dedicata alla storia della classificazione botanica, dal sistema tradizionale alle più moderne frontiere del sistema APG.
«Questo terzo volume rappresenta la sintesi di un percorso durato anni», spiega l’editore. «Caneva riesce nell’impresa di trasformare la paleobotanica in un racconto vivo, un’indagine investigativa sulle nostre radici ecologiche. Un libro fondamentale non solo per gli specialisti, ma per chiunque desideri guardare la natura che ci circonda con occhi nuovi e più consapevoli».
Il volume rappresenta il terzo tassello di un’opera organica e ambiziosa dedicata alla flora preistorica, che ha già esplorato i segreti botanici del Giurassico e del Carbonifero. Sebbene ogni libro sia del tutto autonomo, quest’ultimo capitolo chiude il cerchio conducendo il lettore nel cuore del Cretaceo inferiore (tra i 150 e i 140 milioni di anni fa), l’epoca d’oro in cui la frammentazione del supercontinente Pangea e i picchi di anidride carbonica hanno dato vita a un clima caldo e umido, ideale per la diffusione globale delle Angiosperme: le piante con il fiore. Caneva affronta con rigore scientifico e un linguaggio straordinariamente accessibile quello che Charles Darwin definì un “abominevole mistero”: la nascita e la rapidissima diversificazione delle prime piante da fiore. Attraverso l’analisi dei record fossili più antichi – come la Montsechia, datata a circa 130 milioni di anni fa – e lo studio dei complessi orologi molecolari, il saggio ricostruisce le tappe di una rivoluzione genetica ed ecologica. Dalle bizzarre Medullosae (le primissime “felci con seme”) fino alle Bennettitales, piante ermafrodite estinte che anticiparono la struttura del fiore moderno, il testo svela come la fragilità di una venatura fogliare o la pressione degli insetti erbivori abbiano plasmato il destino delle foreste globali.
Questo è il terzo dei tre volumi che Caneva ha dedicato alla flora preistorica
Piano dell’opera:
1° Vol.: I Giardini del Giurassico
2° Vol.: I Giardini del Carbonifero
3° Vol.: I Giardini del Cretaceo
Enrico Caneva è nato e cresciuto in Veneto, dove ha compiuto i suoi studi tecnici. Appena maggiorenne è partito a lavorare all’estero ed in particolare in California, Hong Kong, Germania e Inghilterra. Si è poi trasferito stabilmente a Parigi dal 1998 dove, dopo aver conseguito nel 2010 un diploma in strategie di comunicazione internazionale alla Henley Business school, nel 2011 ha fondato la sua prima azienda dedicata alla formazione e alla sicurezza delle persone sui luoghi di lavoro e dove ha preso dimestichezza nelle formazioni presso le sue sedi internazionali a Shanghai, Singapore, Jakarta, Virginia (USA) e Sao Paolo in Brasile. Durante i suoi viaggi è nata l’opportunità di visitare innumerevoli parchi botanici e la sua passione per le piante è sfociata agli inizi del 2000 in un’attività di paesaggismo e progettazione del verde a Parigi. Dal 2018 si è trasferito in Liguria, a Sarzana (SP), e ha fondato un nuovo giardino botanico dedicato alle piante di tutto il mondo e alla formazione botanica. Attualmente sono state piantumate 15.000 piante, 2.200 specie da tutto il mondo. Un’attenzione particolare è rivolta alla didattica.
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